Doppiomondo
(interludio)
Autunno è il luogo del Doppio, dove esauriscono ancora le certezze d’estate e già s’arrischiano i primi inganni d’inverno.
L’Esercito Furioso e i Benandanti consumano guerre perché vinca questo mondo o quell’altro.
E quell’ora in più, tra legale e solare, la venticinquesima ora dove il mondo accade due volte.
Nel breve Doppiomondo dell’ora in più, ognuno ha il suo Doppio di fronte. I nostri Altri sciamano sul Lungofiume, ingorgano gli acciottolati delle piazze, affollano i tavolini dei caffé all’aperto.
Non è raro, allora, dover attendere anche un paio d’ore per un aperitivo, o per un sì sussurrato piano.
Nel Doppiomondo tutto ritorna in gioco, e si ha possibilità di ripetere ancora lo stesso errore, o di tentare daccapo un amore impossibile.
C’è un gran vociare, nelle strade gremite del Doppiomondo, e la strana sensazione di averle già sentite tutte almeno una volta, quelle parole.
Al consumarsi della venticinquesima ora, il Doppiomondo non scompare – che non è sogno, ma realtà, e ci resta appresso, così vicino che è impossibile raggiungerlo (per raggiungere qualunque cosa occorre allora che esista una differenza, una distanza minima da colmare).
E’ un peccato di nostalgija, perdere così di vista il proprio Altro e Doppio.
A unica consolazione, migliora sensibilmente la questione del parcheggio sotto casa.