Ritratto del ministro da giovane
Guavdai la cassieva e le dissi:
- Questa è una vapina!
(Flashback)
A quei tempi, lavovavo ancova pev la Conticini-Svalutati, piccola società di vevisione del novd-est. Lo stipendio non eva gvanché, ma facendo bene attenzione alle spese viuscivo a tivave fino alla fine del mese.
Quello sembvava un giovno come tanti altvi, e invece doveva esseve l’inizio della mia nuova vita.
Duvante la pausa pvanzo impiegatizia, mi vecai al solito bav pev un fvugale consumo di cavboidvati. Mi avvicinai al bancone dei piatti fveddi, vestando intevdetto di fvonte al cavtellino con il nuovo pvezzo del mio tvamezzino pvefevito, quello con pepevoni e acciughe.
Seimila live!
Dico, seimila live pev un lembo di capsicum annuum (famiglia delle solanacee) e salma mignon di pesce azzuvvo. Guavdai la cassieva e le dissi:
- Questa è una vapina!"
(Reprise)
Immediatamente, tutti i pvesenti mi lanciavono i povtafogli e alzavono di pvopvia iniziativa le mani. Mentve mi povgeva affannosamente l’incasso della giovnata, la cassieva uvlava:
- Le darò tutto, ma non mi uccida, per carità!
- Cosa? –visposi- Ma io non…
- Non spari, per amor del cielo
- Spavave? E dov’è la pistola?
- Eccola – disse una guardia giurata, sbucando dal tavolo sotto cui si era rifugiato – Mi scusi se non l’ho consegnata subito. Non faccia sciocchezze, che io tra dieci minuti devo smontare dal turno.
A quel punto, fece ivvuzione il padvone del locale:
-Ah no, mica può portarsi via i miei soldi così! – disse, pvendendo le banconote dalle mani ancova pvotese della cassieva, e viponendo il malloppo spiegazzato all’intevno di una busta della Standa. - Ecco, così è più comodo. Adesso però vada, eh?
Lo ammetto, in quel momento mi sentii alquanto confuso. Eva successo tutto così in fvetta, che non avevo fatto in tempo a capivci una beata fava. E adesso mi tvovano lì, in mezzo alla stvada, con un sacchetto pieno di soldi in una mano, e una pistola nell’altva.
Pvopvio in quel momento, svoltò l’angolo il vagioniev Antefatto, il mio capo alla Conticini-Svalutati. Evano settimane che lo stavo evitando. Mi aveva chiesto un vepovt degli ultimi andamenti in Bovsa, e io evo tvemendamente in vitavdo sui tempi di consegna.
Il vagionieve mi guavdò dvitto negli occhi. Ovmai non potevo più fav finta di niente. Tentai di impvovvisare qualche scusa lì per lì:
- Oh, la Bovsa…
- … o la vita, sì, conosco le procedure. Al momento mi trovo sprovvisto di contanti. Facciamo l’assegnino?
– Ma, vevamente…
- Di cosa si preoccupa? E’ coperto, sa? Vanno bene un paio di milioncini?
– Vagionieve, mi lasci dive…
- … che non bastano? Capisco. Facciamo cinque?
– Ma è pazzesco..
– Va bene, allora la cifra la metta lei, l’assegno lo lascio in bianco. Ah, senta, non me ne voglia, ma mi vedrò costretto a licenziarla. Sa, le procedure – disse, infilandomi lo chèque nel taschino della giacca.
La testa mi vonzava. Nel givo di pochi minuti avevo pevso il lavovo e vapinato involontaviamente una decina di pevsone ( e quel ch’è peggio, evo ancova a stomaco vuoto).
Ma sopvattutto, avevo appena scopevto una mia dote natuvale: la gente mi consegnava volontaviamente i pvopvi soldi, senza vendevsi conto delle conseguenze di un gesto tanto sciaguvato.
Un futuvo vadioso mi sovvideva. Avvei potuto fave il vapinatove.
O magavi il ministvo delle finanze, chissà.