Atto secondo
L’aria all’interno del locale era spessa di ronzii, nonostante le strisce di carta moschicida che pencolavano oleose dal soffitto basso. Già si avvertiva a pelle e a fiuto la pesantezza molle del temporale che non sarebbe più arrivato. Il farmacista alitò con cura sulle lenti che teneva in mano.
- Siamo uomini moderni, del mille e novecento. Non possiamo consentire l’ignoranza e la superstizione. Questo paese va finalmente liberato dalla servitù di quell’uomo. E poi mi ruba la clientela, il ciarlatano.
- E si prende per sovrappiù gli oboli miei. Voglio dire, di Santa Chiesa Cattolica e Apostolica – si corresse il prevosto, massaggiandosi con cura il mento malrasato.
- Dobbiamo risolvere il problema una volta per tutte – confermò il farmacista, calcandosi le lunette di vetro sul naso rincagnato.
- E però, se poi ci fa il malocchio? – obbiettò l’oste.
– Basta non crederci. Le cose che fa, le fa perché gli si crede. Dobbiamo eliminarlo in maniera de-fi-ni-ti-va. Qualcuno di voi ha paura?
Gli altri tre mantennero gli occhi bassi e le labbra strette. A ogni buon conto, si torsero anche le polpe delle braccia, a scongiurare peggiori conseguenze.
- Allora siamo intesi. Non perdiamo tempo. Sarà per domani notte, su alla grangia. Salute.
I congiurati strinsero il patto a mezzo pomeriggio, con un vino rosso e scuro come sangue di bue.
La moglie dell’oste, sorella del podestà, era rimasta sul retro della rivendita, a riordinare i pacchi di sale e di trinciato forte. Quando non ci furono più parole dall’altra parte della tramezza, si levò il grembiale e appuntò uno scialle fine alla punta della crocchia.
Per strada non c’era nessuno, solo il pomeriggio ora pieno che faceva roventi selciato e silenzio. Scantonò dal vicolo per arrivare invisibile alla canonica. Nella cucina grande e scrostata, la perpetua stava insegnando alla nipote a fare il pane. L’impasto era diviso in tre forme grosse e tonde, e sopra ciascuna la vecchia disegnava cerchi con la mano.
– Sul pane devi fare il segno della croce, così vien cotto bene e non inacidisce per tre giorni.
La moglie dell’oste strascinò i piedi sul battuto del pavimento, per chiedere parola.
- Che c’è? – domandò la perpetua.
- Il vedovo Reviglio.
– Che ha fatto?
- Non è quel che ha fatto. E’ quello che gli faranno.
La perpetua spinse fuori la ragazzina e serrò l’uscio a chiavistello. A nominare il vedovo in quella casa c’era pur sempre del rischio. Ma lei stessa conservava ancora nella madia il sacchetto di juta che le aveva dato Reviglio per certe smanie che pativa alle notti di luna, quando ricordava un solo amore di molte vite prima chiamandolo per nome fino a giorno.
Da suo canto la moglie dell’oste, come molti altri in paese, sapeva che da certi peccati era più facile farsi mondare dal vedovo che dalla curia, e all’anima linda ci teneva; e poi aveva la figliola che sposava da lì a sei mesi, non si potevano correre rischi proprio adesso. Raccontò alla perpetua quanto aveva sentito, e di come gli uomini intendessero farla finita con Ménico Reviglio, la notte sucessiva.
- E noi, cosa possiamo fare?
- Quello che gli uomini disfano, le donne riparano. Se loro sparigliano, noi pareggeremo, e se rovinano, saneremo. Gli uomini non sanno niente, di come si tiene in vita il mondo. Sanno di vanga e di fucile, e finché son giovani restan buoni per lo spasso; il resto lo devono lasciare a noi, altrimenti lo sappiamo noialtre che son disgrazie. A mia cognata Lena parlerò io, per mio fratello il podestà. Ma il farmacista, quello li, mica è sposato. Ci avrà pure una tresca, una debolezza. A chi possiamo parlare per far pari?
- Io non so nulla.
- Andiamo, se non lo sapete voi. Alla sera il prevosto avrà pur la lingua sciolta. Vi avrà detto qualcosa anche del farmacista, no? Parlate. Forse con la figlia della Catlina?
- No, no. Al farmacista piacciono piuttosto i garzoni biondi. Vien qui a farsi certi pianti col prevosto, a domandar perdono, ma poi ritorna sempre a girare per cascine. Non crede nelle donne, e forse neppure in Dio.
- Non va bene, il cerchio non si chiude. Quattro uomini e tre donne. Eppure non resta che provarci lo stesso. Domani notte.
- Domani notte.
La moglie dell’oste e la perpetua segnarono il pane con le croci, insieme, a serrare promessa e segreto.
(continua)