E’ da supporsi che le necropoli di campagna, non stravolte dal cottimo tipico dei cimiteri cittadini, possano dire molto del mondo che le edificò.
Così è per il camposanto di Valdellatorre, che digrada a terrazzamenti su una costa di collina.
Al vertice, e non solo altimetrico, c’è la tomba di famiglia dei Rossi di Montelera. Una cosuccia sobria, ci si intenda: un tempietto di 300 metri quadri, con prostilio e peristilio, e chiostro ingentilito da fieri mezzibusti.
Poco più sotto, una lapide appena grande come il Muro del Pianto invoca pace per l’anima benedetta di Rosso Bartolomeo, deceduto il 17 maggio 1912 all’età di anni 83. Uomo di spirito e di vita patriarcale, tenne fino alla morte a sé unita la numerosa famiglia, governando coll’autorità di re e coll’amore e la provvidenza di padre oltre trenta persone.
Un piccolo satrapo sabaudo.
E quasi tutte le oltre trenta persone (che qui era importante anche il contarsi, dacché sia in vita che dopo, la famiglia numerosa era confine e giurisdizione) hanno seguito Rosso Bartolomeo nell’identica cripta, aggiungendo all’elenco, ma più in piccolo, il loro nome mortale.
A seguire, le tombe di altre famiglie, a ricomporre nuclei e fazioni, alleanze e faide interminate.
I nomi si ripetono, uguali ma con differenti declinazioni. E così, ai Castello si affiancano i Castello Lucco, e poi vengono i Castello Lucco Bossù, in un’ampliarsi di legami e patrimoni.
E ogni tomba porta non solo il cognome del capostipite, ma financo il nome, a significare che tutti coloro che furono ivi tumulati costituiscono una gens di proprietà del patriarca e re, governatore assoluto e despota del regno d’una cascina.
I nomi poi dei cari estinti raccontano storie altre.
Chissà se Lucco Bossù Nilo sognava di far l’esploratore, mentre con l’erpice frantumava zolle imprecando gli dei del suo piccolo mondo di raccolti e semine.
Che dire poi di Lucco Bossù Ifigenia, vedova Lucco Castello? Venne allora sacrificata in cambio di venti ed eventi favorevoli?
E doveva poi essere di beltà vestita, Chiaberge Venusta vedova Lucco Bossù. Nata e scomparsa negli stessi anni di Lucco Bolera Luigia vedova Lucco Bossù, e sepolte entrambe nella stessa tomba. Chissà se, mantidi d’un bigamo, hanno sepolto, restandone vedove, l’identico Lucco Bossù.
Infine, passando tra dagherrotipi che mostrano mustacchi monumentali e volti iracondi e ancora non arresi alla tomba, non può non notarsi la sfida che ancora oggi si lanciano, tra tempo e spirito, Bergera Giuseppe, dottore in giurisprudenza, e il canonico Rosso Michele, cerimoniere della cattedrale di Torino per 45 anni.
Piccoli mondi e vite, che la morte non può certo terminare.
(annotazione: i custodi di cimiteri, insospettiti dal vagare tra le lapidi d’un losco figuro armato di carta e penna, reagiscono con veemenza alla parola blog. Sconosconsi le motivazioni)