URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, marzo 16, 2006

La verità sulla verità

post parlato (in versione muta)

La verità è che questo post è stato pensato come sonoro. Il monologo doveva essere parlato, intepretato, e non scritto. Perché tutto si gioca sulle sonorità, sulle vocali strascicate, sulle consonanti schiacciate. In mancanza dei mezzi tecnici necessari, il post lo dovete parlare, voi. La perla di saggezza qui in calce va letta rigorosamente a voce alta, e con pesante accento corleonese da affiliato di mafia pentito.

Ora, io già avrei difficoltà a imitare l'accento di Corleone, e non ho proprio idea di come, dall'accento, si possa far desumere che l'oratore è un affiliato, e puranche pentito. Ma, a questo punto, l'impiccio è cosa vostra.


Siamo in uno studio televisivo. La stanza è semioscura, il pentito è seduto di spalle per non farsi riconoscere. Fuma con gusto un sigaro, un Bolivar Belicoso, si presume, ma non si riesce a comprendere con precisione.


"S’abbenedica.

Cetto ora vossia si domanderà pecché, pecché questo accento posticcio, quest’ambientazione fumosa e macari evidentemente falsa.

E io ci rispondo, a vossia, che mento pecché ci voglio dire una verità.

O due.

O anche tcre.

Dipende da quante ce ne sono rremaste, di verità, ca ieri ne tenevamo assai, ma oggi sono finite.

La verità è che la verità va via come il pane. Tutti ne vogghiono una, di verità. Una quassiasi, purché sia la loro, di verità.

Ma non si preoccupasse, vossia, che una verità sempre si tcrova, al bisogno. E se non si tcrova, si costituisce.

Oddio, che mala parola, costituisce. ‘Na parola nìura come la pece.

Mento, dicevo, pecché la verità non la si può affrontare di petto. Va sempre presa un po' di lato, di soppiatto, per non farsi accorgere.

E insomma, vogghiu dirci a vossia la verità sulla verità.

E’ la verità è che la verità è come un sigarro.

La verità, per essere tale, deve fare male dentcro. Ti deve macerare. Ti deve cambiare. E non si può cangiari senza sanguinamento.

Vossia si chiederà pecché scelsi come similitudine proprio un sigarro.

E pecché, pecché.

Vossia sta diventando tcroppo curioso.

Pecché la verità, per essere tale, deve bruciare, deve addumare, dev’essere brace, deve incendiare.

Deve àddere.

Addere, no? Bruciare, mettere a fuoco, u capisti?

La verità si deve consumare, non deve rrestare uguale a se stessa, perché c’è sempre una verità migliore che aspetta, dopo che si è esaurita la prima.

Eppoi, di verità ce ne sono di tutte le fomme e intensità, ca cette verità non tutte le pissone le possono soppottare, sono tcroppo fotti, fanno tossire, meglio una verità più leggera, meno impegnativa. Una verità su misura.

E per terminare, la verità è come un sigarro pecché, a ben taliàre, delle verità, di ogni verità, anche di chidde ca pari non si possa fare a meno, p'a quali sarebbe giusto e macari lodevole sacrificarsi di pessona, ca nuddu mette in discussione, anche di chiste, alla fin fine, non rresterà che fumo.

E ora scusasse, vossia, ca tengo prescia d'andare, devo interpretare il pissonaggio del saggio da quel picciotto di Marzullo.

S'abbenedica".


affrancato e spedito da Effe | 10:32 | commenti (48)

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