- E’ il nostro passato che non esiste. A ogni risveglio, ne deve sognare ciascuno un altro, e differente. Questo spiega molte cose.
Il giudice istruttore era arrivato la sera prima alla gendarmeria di Canelli.
Gli ultimi freddi avevano lasciato ormai le colline, e restavano ora certe sere nebbiose e basse che tagliavano gli alberi in due, e gli uomini.
- Intendete dire, signor giudice, che tutti e tre mentono?
Il brigadiere aveva ospitato il giudice nella foresteria, dove ora si trovavano entrambi, perché lo aiutasse a indagare sul caso inaudito.
- Intendo che tutti e tre dicono la loro verità.
Il giudice si mosse attraverso la stanza passando di fianco alla branda militare preparata per la notte. Con il piede sinistro toccò appena l’involucro che s’intravedeva al di sotto della branda, nascosto quasi del tutto dalle coperte che sfioravano il pavimento. L’involucro scomparve senza far rumore.
- Eppure – dubitò il brigadiere – non è possibile che dicano tutti la verità. Secondo la ricostruzione di Emma Belbo, il signor Legio, la vittima, sarebbe arrivato a Canelli con il postale del mese scorso. Stefano Belbo, marito di Emma, sostiene invece che Legio fosse qui da almeno sei mesi, mentre per il terzo, il conte di Prunetto, Legio era nato e vissuto qui. Quanto a noi, non abbiamo traccia della vita della vittima, del suo arrivo e della sua permanenza. Se non avessi visto io stesso il corpo e la ferita, potrei dubitare addirittura della sua esistenza.
Mentre il brigadiere parlava, il giudice aveva aggiunto alcuni ceppi nella stufa d’angolo, ravvivando la voce della fiamma.
- E tuttavia, anche la faccenda del corpo non è chiara - suggerì il giudice.
- Vi assicuro sul mio onore che io davvero...
- Ma certo, ma certo, perché dovrei dubitare della vostra verità? Ora lasciate che riassuma i fatti che mi avete raccontato. Qualunque sia il passato di questo Legio, nessuno si accorge di lui fino alla notte in cui vince alle carte da gioco la villa di famiglia dei conti di Prunetto. Legio permette al conte di continuare a viverci, ma come ospite intollerato, non mancando di ricordarglielo in tutti i modi possibili, e pubblicamente. Poi c’è Emma Belbo. Secondo quanto lei stessa riporta, Legio l’ha stregata, affascinata, vinta, avuta. Lui la portava spesso alla villa del conte, passando in pieno giorno per la strada principale di Canelli in modo che tutti sapessero. Infine c’è Stefano Belbo. Della relazione della moglie con Legio è di certo al corrente, ma per qualche motivo – codardia, oppure amore, che forse sono la stessa cosa – finge di non vedere.
Il giudice intanto si era avvicinato alla finestra stringendo nella sinistra una tazza di vino cotto, portato poco prima dal brigadiere. La tazza mischiava sul vetro il proprio fumo con la nebbia dei campi d’intorno.
- Tutto però precipita due notti fa – riprese il brigadiere. - Legio sta per partire per un viaggio, e decide di dare una grande festa alla villa dei conti. Tutto il paese è presente, tutti annusano l’evento. Durante la festa, e dopo qualche bicchiere, Legio caccia il conte, umiliandolo di fronte a tutti. Vattene, questa ormai è casa mia, non farti più vedere. Il conte si allontana, livido. Legio cerca tra gli invitati Emma Belbo, la trova, l’afferra alla vita ridendo e la bacia, tra lo scandalo di tutti. Stefano Belbo interviene, ma Legio estrae una rivoltella e lo minaccia. Vattene anche tu, vigliacco. La pagherai cara! inveisce Belbo mentre esce dal salone. Legio allora completa l’opera, rivolgendosi a Emma. E tu, cosa ci fai ancora qui? Mi sei venuta a noia. Sparisci, non farti più vedere. Andatevene tutti!
Il suono caldo del fuoco bastò a riempire per qualche attimo la foresteria, mentre i due uomini osservavano fuori dalla finestra il buio denso.
Giunto a metà della notte, il tempo scorreva ora più lento.
- Infine – riprese dopo breve il giudice – al mattino Legio viene ritrovato nel giardino della villa, con uno stiletto dal manico in madreperla piantato dritto nel cuore.
- Sì - confermò il brigadiere – lo stiletto risulterà mancare dalla collezione d’armi del conte. Al nostro arrivo, però, il pugnale non c’era più, durante il trambusto qualcuno dei presenti deve averlo preso. I tre sospettati, Stefano Belbo, Emma Belbo e il conte di Prunetto vengono ritrovati all'interno di locali diversi della villa. Non hanno mai abbandonato la casa, durante la notte, e avevano tutti e tre un ottimo movente per l’omicidio. Il cadavere è stato poi trasportato nella camera mortuaria del cimitero, dove ho disposto che due dei miei militari rimanessero a piantonare l’entrata. Alla sera di quello stesso giorno, e cioè ieri, siete arrivato voi, e quindi il resto vi è noto.
- So infatti che quando mi avete condotto alla camera mortuaria, il corpo non c’era più.
- I miei militari giurano sul loro onore di non aver mai abbandonato il piantonamento, ma non ci sono altre entrate oltre quella sorvegliata. Evidentemente, qualcuno deve aver trafugato il corpo con la loro complicità. Verranno deferiti alla corte marziale.
- Quando porterete i tre sospettati al carcere di Mondovì?
- Domani stesso. Mi domando però se mai si riuscirà a scoprire la verità. Nessuno di loro confessa, nessuno accusa l’altro, dicono semplicemente di non sapere nulla. Forse sono tutti e tre colpevoli.
- O non lo è nessuno. Accertare la verità non è poi importante, lo scopo è già stato raggiunto.
- Quale scopo? Cosa intendete?
- Tre persone sono state umiliate, ingannate, tradite, e ora verranno processate e forse condannate. In ogni caso, la loro vita è segnata. C’è la sofferenza, e questo era il suo scopo. Ormai sarà soddisfatto, del resto non gl’importa.
- Ma a chi vi state riferendo?
- A Legio.
- Parlate come se la vittima non vi fosse sconosciuta.
Il giudice guardò distratto le mani del brigadiere, che ora torturavano nervosamente il berretto della divisa.
- L’ho già incontrato altre volte, è la verità. E forse lo incontrerò ancora.
- Ancora? Ma questo non è possibile, Legio è morto.
Il giudice sorrise debolmente, socchiudendo appena la finestra per rinfrescare l’aria della foresteria, che sapeva di legna umida. Attratta dal vuoto e dal calore, la nebbia della collina entrò a sbuffi e a vortici nella stanza, insieme alla notte, innalzandosi in brevi colonne che subito si dissolvevano.
- Ci sono cose che ci aspettano, là fuori, e storie. Ma non possiamo sapere se stanno venendo verso di noi, o se si allontanano, invece, fino a scomparire col favore delle nebbie.
Ancora silenzio, ancora due uomini, ancora la notte che premeva.
- Andate ora, brigadiere, domani vi aspetta un viaggio non breve, e anche io partirò.
- Buonanotte, signor giudice – rispose il brigadiere, accennando il saluto militare.
Rimasto solo, il giudice si avvicinò senza fretta alla branda e, piegandosi, recuperò l’involucro nascosto.
Lo svolse con attenzione e poi, con un panno appena umido, prese a strofinare piano, per togliere le macchie di sangue dallo stiletto con il manico in madreperla.
(questa è, credo, una delle storie possibili contenute nel nick di Colfavoredellenebbie)