Bello aver sentito volti e visto voci.
Si è parlato di molte cose, nell’intera serata letteraria e pescarese che ha avuto termine ben oltre la mezzanotte.
Non ne farò riassunto (ché il presente è assai più veloce del passato, e già ne occupa senza appello il posto; e poi, nulla può essere più perfetto di questo).
Residuano però risposte non date per mancanza di tempo e d’occasione, e allora sia la rete dilatazione di quei luoghi.
Si è domandato (dal pubblico) se ogni blog debba considerarsi letteratura, e si è poi anti-futuristicamente affermato (Filippo La Porta) che non esiste un diritto a essere tutti poeti.
E allora, con più precisione: sì, il blog è un genere letterario (e l’affermazione pare abbia creato, con mia soddisfazione, un certo scandalo).
Per intendere il genere-blog, occorrono però canoni e codici diversi e nuovi, e occhi aperti, mentre la scrittura esce nella sua notte di caccia in cerca di preda.
Di certo esistono singoli blog che un diluvio divino – del tutto simile a quello che ha flagellato Pescara nel giorno delle Scritture (in)visibili – dovrebbe spazzare via financo dal ricordo. Ma non è perché esistono pagine di romanzo, o romanzi per l’intero, che dovrebbero per universale giustizia godere del tepore della Gehenna, che si mette in dubbio l’esistenza del genere-romanzo.
Così fa il lettore-editore: ogni giorno stralcia gli inadatti e i molesti, e compone il proprio libro quotidiano fatto di blog vibranti e densi, oppure lucidi e leggeri.
Torna in mente allora Dino Campana quando, nel vendere “porta a porta” i Canti Orfici, prima di consegnare all’acquirente il libro ne strappava lui stesso quelle pagine a suo giudizio inadatte all’interlocutore del momento – raro esempio di libro-blog, con la scrittura-struttura viva e metamorfica anche dopo la stampa.
E allora, per contraddire
La Porta : si, perdio, lo siamo, è dannatamente vero, ne abbiamo il diritto assoluto, siamo tutti poeti, cattivi poeti, pessimi poeti, poeti da nulla, poeti a quarti e a mezzo, poeti da condannare con nessuna clemenza, poeti da appendere con la corda alla gola.
Il blog è una cartografia con cui si traducono in segno infiniti mondi.
Da segno a sogno, è questione di vita dura e di poesia.
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