URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, aprile 29, 2005

L’importanza di chiamarsi James Cuccurullo

Signor Presidente, signori della Corte, cos’altro può fare un uomo quando non ha come alleato neppure se stesso, quando la sua medesima identità gli si fa arcigna e nemica?
Ogni volta che mi presentavo a chiedere un lavoro, era sempre la stessa storia. Sempre.

- Buongiorno, sono James Cuccurullo.
- Ah, italo-americano, suppongo. Magari un mafioso pentito, sottoposto a programma di protezione. Di dov’è, Chicago, Illinois?
– No, sono di Salerno. Provincia. Battipaglia, per la precisione.
– Ah, peccato. Ma allora perché quel James?
– Una citazione letteraria dei miei genitori.
– Mi lasci indovinare: James come Joyce, non è vero?
– Scarsella.
– Come dice?
– Scarsella, James Scarsella. Capocronista della pagina sportiva dell’Eco di Battipaglia.
– Nientemeno.
– Eh. Scarsella era un autentico mito locale. Seguiva tutte le partite della Battipagliese, anche quelle in trasferta, voglio dire. I suoi non erano articoli, erano chansons de geste. E sapeva a memoria tutte le formazioni della Battipagliese dall'anno di fondazione ai tempi del calcio-scommesse.
- Un fenomeno.
– Pensi che a Battipaglia c’è anche un piazza dedicata al suo nome, con un busto bronzeo a grandezza naturale. Un bustino, peraltro, che Scarsella era piuttosto piccolo di statura.
– Sono impressionato.
– Sì, James Scarsella aveva un grande avvenire, lo dicevano tutti, a Battipaglia. Purtroppo aveva un insignificante difetto: parlava e scriveva unicamente in dialetto locale. Era un autodidatta, e l’italiano non l’aveva mai imparato. Solo per questo le testate nazionali rifiutarono di concedergli il giusto spazio. Ma fu un’ingiustizia, tutti dovrebbero sapere, oggi, chi era James Scarsella, anche lei.
– Senta, giovanotto, bando alle facezie. Qui abbiamo bisogno di persone serie, e lei mi sembra un burlone, con questa storia di Scarpetta.
– Scarsella, James Scarsella. E guardi che è tutto vero.
- Forse è meglio che cerchi lavoro altrove. Arrivederci.

Non mi prendevano mai sul serio. E sempre per via del mio nome e della sua origine.
Finché un giorno, dopo anni di persecuzione, decisi di cambiare tattica.
Avrei mentito.
Mi volevano oriundo? Ebbene, li avrei accontentati.
Volevano il fascino del galeotto? Si sarebbero trovati di fronte a un avanzo di galera.

- Buongiorno, sono James Cuccurullo.
– Ah, italo-americano.
– Esatto, baby.
– Un pentito sottoposto a programma di protezione?
– Come no. Mai sentito parlare di Cosa Nostra? In realtà, in origine il nome era Cosa Mia. Poi, sa, sono modesto di natura, e allora.
– Eh, peccato.
– Come sarebbe, peccato?
– Vede, quando ho sentito il suo nome ho pensato di aver trovato finalmente un tal Cuccurullo, nativo di Battipaglia, cui era stato dato il nome di James in onore dell’omonimo e buonanima Scarsella, mio padre.
– Cioè, lei sarebbe…
– Teofilo Scarsella, fu James. Peccato, giovanotto, perché se lei fosse stato quel Cuccurullo, che da anni ricerco per un fatto di riconoscenza, un buon posto glielo avrei senza meno trovato, ma così, invece...

Ebbene, signori Giurati, che altro potevo fare?
Afferrai un pesante portafoto in bronzo (vidi poi che ritraeva Scarsella senior insieme alla gloriosa formazione della Battipagliese del campionato ‘74/’75, l’anno delle tredici squalifiche consecutive del campo per rissa) e la conficcai adeguatamente nel cranio afflitto da alopecia di Teofilo.
Lo uccisi, signori, ma fu una giusta vendetta per interposta persona.
Ora però sono sinceramente pentito del mio gesto irrimediabile.
Quella foto della Battipagliese era praticamente introvabile.


affrancato e spedito da Effe | 09:13 | commenti (13)

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