Pause
Il blog è meditabondo.
Siede per ore alla finestra di Windows.
Non parla.
Fuma molto, certi sigaretti che prepara da sé traendo il tabacco da una borsuccia di cuoio.
A volte, afferra una matita gialla che tiene sul bordo del davanzale, e scrive parole nell’aria; poi, con eguale gesto aereo, le cancella, scarabocchiandole piano, e riposa la matita.
Perché non esci, gli dico, perché non ti distrai un po’.
Non posso, risponde, sto lavorando.
Sì, lo vedo da come sudi.
Il blog afferra nell’aria le parole scritte e cancellate, le accartoccia con movimento artigliato delle mani, le appallottola gettandole infine per terra.
Lavoro al mistero, dice dopo un po’.
Ah, era ora, finalmente ti sei trovato un’occupazione stabile. E come ti trovi, al Ministero?
Mistero, ho detto mistero.
E che razza di lavoro sarebbe?
Capirai bene che, per sua stessa natura, non è un lavoro che si possa spiegare.
Ma ti piace?
Non lo so, com’è ovvio.
E con i colleghi, ti trovi bene?
Chi può dirlo? Lavoriamo dietro certi séparé.
E non vi vedete mai?
Qualche volta, in mensa.
Avete anche la mensa? Allora vedi che è un Ministero. Il Ministero del mistero, ridacchio.
Il blog è muto.
E, dico, insomma, ne vale la pena, ci esce il mese, intendo, ci paghi la pigione?
Zitto un po’, mi interrompe.
Stringe la matita tra le dita, e scrive fitto fitto davanti al suo naso, andando a capo molte volte in modo irregolare. Corregge, aggiunge note, rilegge sottovoce muovendo le labbra. Scuote la testa, insoddisfatto.
Hai poco da dire, mmh?, azzardo.
E’ vero l’opposto, di cose ne ho troppe.
Non capisco.
E infatti è un mistero.
Afferra nuovamente le parole accartocciandole, e le butta a terra.
Comunque, dico osservando il pavimento sgombro, mistero o non mistero, prima di andartene metti tutto in ordine, che poi tocca sempre a me far pulizia.