Dora Riparia River Anthology
(Edgar Lee Masters mi fa un baffo)
L’illetterato
Fui poeta
- non un solo verso scrissi mai.
Ma che tumultuare di ritmi, dentro me!
Quale ribollire di estatiche parole!
E la rabbia di non saperle dire.
Il filosofo
Vengono da Oriente, da Occidente
a indagare il segreto della vita
nel mistero di quell’insondabile parola
scritta a fuoco nel mio libro più famoso.
Il coraggio non l’ebbi mai di confessare
che fu solo un errore del tipografo.
Il clandestino
Di frontiera in frontiera
attraverso lingue e incomprensibili paesi.
Giunto qui in città infine
mi accusarono d’esser ladro e aver rubato.
Ma fu la città senza colore e senza odori
a rubarmi d’improvviso il fiato!
Il secondino
Dentro al carcere, orgoglio cittadino,
entrai con la divisa nuova e i miei vent’anni.
Le chiavi a tintinnare alla cintura,
accompagnavo i detenuti sull’uscita
giunto il giorno della loro libertà.
Loro uscivano; quarant’anni io rimasi
a consumarmi dentro passi sempre uguali.
Non importa da che lato le si guardi:
per chiunque queste sbarre son prigione.
Il predicatore
Severo il mio sermone dall’altare,
tuonavo intransigente dal mio pulpito
per giudicarvi poi in confessionale.
Ma a sera, vuote le navate e spenti i ceri,
quale peso esser l’unico a sapere
che in verità Nessuno c’era
che potesse condannare i miei peccati.
Il sacrestano
Né il volto né il mio nome ricordate,
ero solo un’ombra al servizio suo.
Lui splendido nei paramenti, ieratico nel gesto,
io dietro, oscuro, a conservare lustro il pavimento.
Mi consolavo ogni sera leggendo quel precetto
degl’ultimi e dei primi scritto dentro al Libro.
Ma venne il giorno in cui il Libro lui negò.
Qualcosa in me esplose, e al collo suo
m’accertai che facesse buona presa la mia mano.
"Maledetto, non mi toglierai più luce, ora!"
Ma la pietà dei cittadini un giorno pose
questa mia lapide all’ombra della sua.