URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, febbraio 25, 2008
The show must go on

- Nel nome del P...
- Un momento, un momento, padre Piana. Potreste ricominciare da capo?
- Piano – rispose l’officiante.
- Oh, sì, scusate – bisbigliò il regista - dimenticavo il rispetto per il luogo in cui ci troviamo.
- No, intendevo dire che mi chiamo Piano, veramente. Santo Piano.
- Padre veramente Santo, potreste rifare tutto dall’inizio?
- La messa è un rito sacro, figliolo, mica la si può rifare finché vien bene.
- Lo so, ma consideriamola una falsa partenza, una prova microfono. Non ci hanno ancora dato la linea dal tiggì regionale. E siamo qui per questo, no? Per mandare in onda tutto.
Don Piano sacramentò a mezza voce; conosceva la posta in gioco. La chiesa e la società civile unite a puntare il dito per il j’accuse, per rivendicare finalmente dignità.
Alla funzione presenziavano tutti. In prima fila sedeva il sindaco Vito Lo Capo in gessato blu, comunista e mangiapreti praticante, e addirittura in odore di satanismo (o solo di corna, secondo una vulgata più recente). Accanto a lui si rattrappiva il ragionier Cosimo Bonocore, in rappresentanza dell’opposizione, con la solita faccia da colica renale. A chiudere il parterre all’estrema destra, il maresciallo Salvo Salimbeni della locale caserma dei carabinieri, in alta uniforme e bassa statura.
- Ecco, ecco, ci siamo. Tre, due, uno. In onda!
- Nel nome del P...
Il blue tooth del sindaco Lo Capo zufolò l’Internazionale ben oltre il livello di decibel consentito dalla Asl.
- Pronto? Oh, da quanto tempo! Come dite? Aspettate un momento.
Il sindaco si rivolse al resto dei fedeli.
- E’ la Protezione Civile. Dicono che, se vogliamo, vengono adesso con i camion e portano via tutta quanta la monnezza che per protesta abbiamo accumulato di fronte alla chiesa. Che gli devo rispondere?
Le artistiche navate in calcestruzzo a vista si riempirono di silenzio.
- E’ quello che volevamo, no? azzardò senza convinzione don Piano.
- Un momento, padre – intervenne il regista della trasmissione – riflettete. Qui non si tratta di spazzar via quella tonnellatina o due di rifiuti dal sagrato. E domani? E posdomani? E le responsabilità per tutti gli anni di malamministrazione? E gli sponsor che hanno già acquistato gli spazi pubblicitari? Qui occorre gridare ben forte allo scandalo, occorre che tutto il mondo sappia.
- Grazie lo stesso – arrischiò allora il sindaco al telefono, a nome della cittadinanza tutta – stiamo a posto così. Giù le mani dalla monnezza nostra.
Un brusio borbonico sottolineò il consenso plebiscitario dei presenti.
- Nel nome del P...
Un colpo secco e risoluto esplose rimbombando sotto l’abside. I più pii tra i membri della comunità portarono ratti la mano alle semiautomatiche con la matricola abrasa.
- Calma, fratelli, non è successo nulla.
Il colpo era stato schioccato dal ragionier Bonocore che, forse in atto di plateale contrizione, si era lasciato cadere in ginocchio schiantando all’unisono entrambi i menischi sull’inginocchiatoio di legno, e ora restava raggrinzito e accasciato, il mento affondato contro lo sterno e le spalle curve.
- Maresciallo – disse spazientito don Piano – volete spiegare voi al ragioniere che, tecnicamente, la messa non è ancora iniziata? L’atto di contrizione viene dopo. Se frequentaste di più la parrocchia tutti quanti, ben le sapreste queste cose. Lo faccia alzare.
- Ci penso io - rispose solerte il maresciallo Salimbeni, battendo i tacchi. - In nome della legge...
- ...di Dio, maresciallo. La legge di Dio. Siamo pur sempre in chiesa.
- Nei secoli fedele – rispose il milite, irrigidendosi in un segno della croce d’ordinanza.
- Nel nome del P...
- Afpettate un poco.
- Ma che c’è ancora? domandò stizzito il celebrante.
Questa volta a interrompere il sacro officio era stato il dottor Solla, medico condotto e logopedista (nonostante un lieve difetto di pronunzia) che sedeva nel banco giustappunto arretro al ragionier Bonocore, cui stava tastando volenterosamente la giugulare.
- Queft’uomo defunfe.
- Ma che dice, questo?
- Defunfe. Fpirò E’ trapaffato, infomma. Ora della morte – precisò il medico controllando l’ora sul proprio cellulare - le diciotto e quarantacinque e fedici fecondi. Forfe diciaffette, va'.
- Pubblicità, andiamo in pubblicità! gridò il regista.
- E adesso che facciamo? domandò il sindaco Lo Capo, preoccupato di essere rimasto antidemocraticamente orbo dell'opposizione.
- Padre – intervenne il regista in ambasce – qui finiamo dritti alla Commissione di Vigilanza. Siamo in fascia protetta. Mica si può morire così, in diretta e senza la preventiva liberatoria. Io direi di annullare tutto e mandare in onda qualche vecchia puntata di padre Brown.
La comunità ondeggiò tra i banchi, mentre montava tra battistero e altare una marea di imbarazzante indecisione. A separare le acque si erse fulgido e ispirato don Santo Piano.
- L’ho detto e lo ripeto: la messa è un rito sacro. Non si interrompe. Non si ricomincia. E soprattutto, non si annulla per sostituirmi con un prete nano e racchio. Sindaco, maresciallo, prendete il fu ragioniere sotto le ascelle e tiratelo su, tenendolo in piedi spalla a spalla in mezzo a voi. Tutti in piedi.
Da destra e da sinistra le autorità cittadine agganciarono sottobraccio Bonocore, che rimase in posizione artatamente eretta con la fronte penitente e bassa.
- Adesso – sibilò don Piano – io dirò questa strabenedetta messa dalla prima all’ultima parola, costi quel che costi, e che nessuno fiati o interrompa, pena la scomunica. Nel nome del P...
In quell’esatto momento, la porta della chiesa si spalancò, e dall’esterno riverberò un'aura ultramondana che per qualche istante abbagliò i presenti, mentre un celestiale profumo di violette si spandeva tra i fedeli. Qualcuno gridava già al miracolo di un’apparizione. E in effetti apparvero due figure semiangeliche, circonfuse dalla luce dei faretti e delle cineprese. L’inviata della trasmissione nazional-popolare La Vita Indiretta entrò in chiesa a passo di carica brandendo un microfono, seguita a stento dall’arcivescovo della diocesi che arrancava a ritmo sincopato e asmatico .
- Bel lavoro, ragazzino – ringhiò l’inviata scostando con un colpo d’anca il regista – vi hanno passati al prime-time nazionale. Ora vai a giocare da un’altra parte, che è arrivata la cavalleria.
- Sono basito, Eminenza. Uno spettacolo così squallido, e per di più in chiesa – si lamentò don Piano baciando genuflesso l’anello vescovile.
- Vanitas vanitatis – rispose ieratico il sant’uomo, sorridendo in favore di telecamera. – Ora torna pure in sacrestia. Ci penso io a chiudere la baracca, quando tutto è finito. Va’, va’.
- La Vita Indiretta, ancora una volta, vi porta in casa la vita, più vera di quella vera – incalzò l’inviata dopo la sigla di testa. - Ma sentiamo loro, la gente, il volgo reietto, ascoltiamone la voce, il dolore, lo strazio, la sconfitta.
L’inviata, puntando il microfono come una rabdomante, cercava tra le prime file il soggetto più adatto per l’intervista, qualcuno che avesse la capacità di bucare il video, di arrivare al cuore della gente con parole chiare e, possibilmente, lacrime in gran copia. La telecamera indugiò dapprima sul profilo sudato del sindaco Lo Capo, che sporse volitivo il mento e il labbro inferiore. Poi si spostò sul maresciallo Salimbeni, impettito sull’attenti. Mentre la telecamera si spostava ancora, il maresciallo non seppe trattenersi, e fece timidamente ciao ciao con la manina.
Infine, il piano americano dell’obbiettivo mise a fuoco il soggetto giusto e, a nome della comunità catodica tutta, e di tutta una regione, e finanche dell’intero Paese, il microfono si piazzò, protervo come la lama che incide l’albero di caucciù e ne attende il succo gommoso, sotto la smorfia vizza e il capo vinto del ragionier Cosimo Bonocore.

[or non è guari, quasi tutto questo capitò, in parte qui, o là, o altrove. Chi ha memoria minima di cronaca, comprende e sa che qui non si è inventato, ma solo cucinato a stracotto]


affrancato e spedito da Effe | 00:24 | commenti (17)

THE CURE
Hard Boiled Blogosphere
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

 

 

dipinto da buba