URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, febbraio 18, 2008
Buràn n. 4: Il Cibo

Di cosa parliamo, quando parliamo di cibo?
Sappiamo, lo abbiamo sempre saputo, che il mondo è fatto non di atomi, ma di parole, e il cibo è uno dei principali mediatori nella nostra relazione con il mondo e nella rappresentazione di noi stessi in relazione agli altri.
Il cibo è logos, è simbolo, è espressione, è conquista o rifiuto, è luogo di cittadinanza o misura di assenza (“Il mio cuore è in Oriente e io sono nell’Occidente più remoto”, cantava il poeta Judah Halevi. “Come posso gustare il cibo che mangio?”)
La portata e il senso delle nostre vite si misurano sulla base delle storie cui siamo disposti a cedere ascolto e di quelle che ricordiamo per poterle raccontare.
Non si può allora parlare del cibo senza parlare delle storie che lo compongono come e più degli ingredienti, e delle vite che di quelle storie sono il sapore turbinoso o agro.
Il quarto numero di Buràn prosegue la collaborazione con il British Council di Londra per i giovani scrittori africani (Uganda, Zimbabwe e Malawi), con il mondo dei magazine letterari delle università anglofone (come Harvard, Chicago, Wellington in Nuova Zelanda e molte altre) e con realtà geograficamente più vicine ma del tutto irraccontate, come la Lituania e l’Estonia.
In questo numero di Buràn c’è tutto il mondo in rigoroso disordine alfabetico: 53 voci e sguardi da 26 Paesi diversi e da ciascuno dei continenti.
Della straordinaria partecipazione dei traduttori (29, tra professionisti e aspiranti tali) dobbiamo ringraziare, oltre che i traduttori stessi, anche Marina Rullo della lista di discussione Biblit e Barbara Buratti dell’agenzia letteraria Herzog.
Non cederemo alla troppo facile tentazione di definire questo numero di Buràn come tutto da divorare; presterete attenzione, piuttosto, che non siano le sue storie a divorare voi.

p.s. Buràn ha avuto, nel suo primo anno di vita, numerose recensioni e segnalazioni da tutto il mondo, realizzate da autori, riviste, università, lettori. Oggi è come leggere la ricetta di un piatto succulento, questa recensione di Lorenzo Cairoli. Ringrazio lui e tutti gli altri, a nome del centinaio di persone che, tra autori, fotografi, editori, responsabili di progetti culturali, redattori, webmaster, traduttori e scouter, hanno reso possibile questo numero di Buràn.

affrancato e spedito da Effe | 08:38 | commenti (26)

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