URBI ET ORBI. Questo blog va contro ogni buonsenso. Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi. Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo. (P. O. Enquist, quasi)
domenica, dicembre 02, 2007
Bloggeuses, due
Diavolessa d’una donna e blogger, madame Carriego. Non ci si lasci ingannare dalla simulata condiscendenza ch’Ella sembra mostrare verso i suoi personaggi, e fors’anche verso il lettore. E’, essa Carriego, d’animo invero laicamente luciferino.
Li disseziona, Ella, i personaggi et eziandio i lettori, ne traccia dapprima una scheda anamnestica del carattere e del destino, ne ausculta le vite tossicchianti, tasta il polso di sogni e stagioni, introduce con mano ferma il manico di cucchiaio nelle gole delle storie, fino a stilare infine la diagnosi definitiva – et voilà, ecco La famiglia immaginaria.
Ignaro, il lettore si bea dapprima della vena saldamente ironica e della penna precisa che traccia profili e paesaggi d’anima e urbani. Qualche sospetto nasce già dal constatare che i molti personaggi che ruotano intorno alla palindroma Anna Soros somigliano, più che ai parenti dell’autrice, a quelli propri del lettore stesso. Infine, la rivelazione; i caratteri e i tipi del libro non sono riferiti a quel comune lessico familiare che apparenta, in fondo, tutti noi che abbiamo all’incirca x anni (taccio l’età non per verecondia mia, ma per galanteria). Quei personaggi siamo noi, e con precisione.
Ella Carriego, sotto il falso nome di Lina Dettori, cardiologa insulare, ci ha adunque spiati, guatati, assediati, da noi ha tratto vizi in abbondanza e pochissime virtù. Come dubitarne, infatti, leggendo delle epiche avventure al Circolo degli Scacchi di Antonio Bardanzellu, oscuro impiegato delle poste e instancabile scrittore di romanzi tardo-romantici che, inarrestabile, propina in lettura ai soci esausti del Circolo? La pervicacia del Bardanzellu non appartiene forse a tutti voi blogger, che ci obbligate a leggere i vostri capolavori un die sì e un altro pure?
Non fidatevi di madame Carriego. Essa è diabolica, vi dico. Come spiegare, altrimenti, la sua capacità di governare le rotative, tanto da far morire alla pagina numero 47 la storia della morte del paziente numero 47 (numero che era già un destino, e comunque pare che quello fosse un morto taciturno, in barba alla Smorfia)?
Il libro è assai godibile, forte della scrittura a frammenti così vicina ai tempi dei blog. Ma se poi vi riconoscerete in qualche sfortunato carattere, nel leggerlo, e mediterete sui vostri destini cinici e assai bari, non dite che non vi avevo tempestivamente avvertiti
Anche per Nostra Signora delle Brioches, santa e pagana e conservatrice dello Stretto, ingannarsi è facile, e perfin piacevole – il tipo d’inganno più letale. Si potrebbe credere che la sua scrittura fluida sia fatta d’aria e d’altura.
E invece.
E invece ogni parola ha radice, e succhia consistenza da vite ipogee, da storie di basalto, dalle venature che frastagliano le placche tettoniche dei continenti. Ella ci ammalia con la sua penna barocca e succosa e, vigilando sullo Stretto nebbioso, sembra dettare il ritmo alle onde d’alta marea, mentre governa invece quelle telluriche.
Ma io, ah, io no, io non cedo al sortilegio, e so che ogni parola sua viene da un sottoscala di memorie del sottosuolo, solida ed esatta e inaspettata. Anche quando racconta di Angeli e case.
Cosa sono infatti, le case, se non l’espressione geometrica delle nostre vite, base per bassezza, e volte non si può nemmeno dividere per due in modo da avere il resto?
E del pari, non ne sono la stessa espressione, ma in forma questa volta non euclidea, gli angeli sfrattati e stanchi, irregolari e mariuoli, sensuali e vitalissimi? Gli uomini hanno inventato le case, o gli angeli gli uomini, o le case gli altri due. Manginobrioches non lo dice, ma in fondo poco importa; l’importante è che i mondi continuano a esistere, finché qualcuno li racconta.
Se poi, oltre a dipingere con le parole, si parla anche con la pittura, come fa nello stesso libro Mario Bianco, cartografo di colori e sogni, con i suoi acquerelli di angeli trispiti e bugiardi e senzatetto, allora i mondi si specchiano e si moltiplicano, e basta un niente – un voltare pagina, un premere di mouse – per farli interamente, e senza obbligo di restituzione, per sempre nostri (prefazione di Zena Roncada).