La Meglio Gioventù
Lo confesso: ero uno dei pochi a non aver visto il film (?) di Giordana. E non sentivo neppure la necessità di avere un’opinione in merito.
Al mattino mi alzo, e so di non aver mai visto un transatlantico schiantarsi contro un iceberg, né sentito il richiamo del babirussa durante la stagione dell'amore, o letto dalla prima all'ultima pagina l'intera Guida Monaci.
Incredibile a dirsi, vivo bene lo stesso.
Dopo aver visto in televisione la prima parte della Gioventù, non è che abbia cambiato idea. Questa mattina mi sono svegliato, e non stavo meglio o peggio di prima.
Non che mi sia dispiaciuto. E’ che non sapevo si trattasse della storia della legge Basaglia. Un soggetto non illegittimo, ci mancherebbe. Ma ho vissuto con il terrore che, da un’inquadratura all’altra, comparisse in primo piano il baffo presenzialista di Crepet.
Son cose che segnano.
Non penso sia il caso di perdere tempo a scrivere che il peggior mezzo per fruire di un film per la televisione sia la televisione. Ma ormai l’ho scritto, e mi sa che lo lascio. Tempi a volte troppo lunghi, e spot che irridono il pathos (a proposito: ma la lista Sirchia dei cani pericolosi non può far nulla per mettere la museruola al pessimo spot Tim con i giamai-cani?).
Cose da salvare de La meglio Gioventù (prime due puntate):
1) Suzanne di Leonard Cohen (bella anche la versione di De André);
2) il maledettismo del co-protagonista Matteo (ma è troppo facile, l’anima tormentata funziona sempre);
3) La domanda "Ti ricordi quell’estate, da ragazzi? Chi eri? Chi ero, io?". Che con una domanda del genere ci puoi costruire tutto un film intorno.
Conoscendo anche la risposta, ci scapperebbe addirittura un’ospitata a Porta a Porta.
Ma lì un bel Crepet non te lo toglie nessuno.