URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, ottobre 28, 2004

Diamo i voti a La Notte dei Blogger

La premessa (versione estesa)
Questo è un gioco.
Serissimo, come tutti i giochi, violento come la maggior parte, e del pari inutile.
Il gioco consiste nell'esprimere un giudizio sui racconti dell'antologia einaudiana.
No, non è vero.
Non sui racconti, ma sul loro incipit (che qui se n'ha una confessata passione).
L'incipit, ne parlammo di già, costituisce un momento narrativo a sé, un nucleo autosufficiente, che smuove gangli emozionali e titilla sinapsi istintuali.
L'incipit si legge con i visceri, e lo stomaco, e i nervi scoperti.
Essendo quindi un voto che precede la lettura completa dei racconti, accetterò che lo si intenda come pre-giudizio.
Il gioco consisterà nel paragonare le impressioni iniziali, qui riportate, con il post-giudizio ricavato in seguito alla lettura completa dei racconti.

La premessa (versione breve)
In caso ci si domandasse da che pulpito, e con quale autorità, risponderemo che il docente di letteratura moderna e contemporanea è in quiescenza, il suo assistente ha preso un anno sabbatico, il laureando s'è dato e la matricola non risulta mai iscritta.
Come critico letterario di riferimento, quindi, non resta che il custode dell'Ateneo, persona peraltro di discutibile integrità morale.

La legenda
Ho detto che l'incipit parla allo stomaco di chi legge.
Ecco, allora, la tavola di corrispondenza dei giudizi espressi.

Cavolini di Bruxelles = insufficiente
Fagioli con le cotiche = sufficiente
Impepata di cozze = buono.

Si è qui per giudicare.
E allora, si giudichi.

La valutazione


1) Cavolini di Bruxelles
2) Cavolini di Bruxelles
3) Impepata di cozze
4) Fagioli con le cotiche
5) Cavolini di Bruxelles
6) Fagioli con le cotiche
7) Cavolini di Bruxelles
8) Fagioli con le cotiche
9) Cavolini di Bruxelles
10) Fagioli con le cotiche
11) Impepata di cozze
12) Fagioli con le cotiche
13) Fagioli con le cotiche
14) Impepata di cozze
15) Impepata di cozze
16) Cavolini di Bruxelles
17) Cavolini di Bruxelles

L'avvertenza
La sequenza dei giudizi è stata formata in modalità random e non segue, pertanto, l'ordine di impaginazione dei racconti.
Per correttezza, la decrittazione del rapporto voto-autore verrà diffusa in sede di post-giudizio, al fine di permettere a quelli di risollevarsi, e a quegl'altri,eventualmente, di cadere.
Al momento, è possibile dire che il pre-giudizio medio del libro è Fagioli con le cotiche, che vien via per euro 12,50 ( e buona degustazione).

Il metodo
Per evitare camarille, il giudizio è stato formulato attraverso un blind test, valutando gli incipit fotocopiati in forma anonima da un gentile complice (di alcuni autori, tuttavia, s'è riconosciuto lo stile. Non mi risolvo a dire se sia un bene, questo, oppure il suo contrario).









































affrancato e spedito da Effe | 09:34 | commenti (238)


mercoledì, ottobre 27, 2004

Storytellers

Ci son creature strane stranite striate che abitano la vostra tastiera.
Non crediate – da tempo perduta e vinta, l'ingenuità – che i tasti, e quei simboli sommamente, siano meccanici e neutri.
Han vita propria, nulla di meno, e di storie d’un possibile verosimile (vero mai) raccontano, storie che voi non siete e non sapete, ma soltanto dite.
Da dove, se non così, le cose che attendevano in qualche altrove, irrisolte, e nascono virtuali a vite di breve eternità – non da voi, ma per mezzo di voi.
Giurate, mancando l'esatta prospettiva, d’esser voi a raccontare storie – e invece son loro, le storie, che raccontano a tratti voi.






affrancato e spedito da Effe | 12:09 | commenti (58)


Linee editoriali
(quel che in tv non c'è)

Un proietto solca l'aere sibilando sordo.
All'orizzonte, di tra le nuvole, il sinistro profilo del castello di Arcore, al sommo tarpèo d'una rupe.
Cosa mai sarà, quest'oggetto che vola siderale?
Is it a bird?
(coro) Nooo!
Is it a plane?
(coro) Nooo!
Is it Superwasp?
(coro) Yeeah!
All'anagrafe, Bruno Vespa.
Il neo che ronza raggiunge una bifora del castello e, umilmente, si rivolge sibilando al suo Signore:
- Zzzz... Eminenza... zzz... Cavaliere... zzz... Dottore Presidente... quale posizione dobbiano assumere, in Rai, rispetto all'esito delle elezioni suppletive?
Tuona una voce dall'antro:
- Quali elezioni suppletive?
















affrancato e spedito da Effe | 09:32 | commenti (4)


martedì, ottobre 26, 2004

Grandi Riforme - L'Edilizia Scolastica

Approvato il condono per l'abusivismo del congiuntivo.


affrancato e spedito da Effe | 11:51 | commenti (17)


Grandi Riforme - la Meteorologia

Piove, governo ///// [reato depenalizzato]


affrancato e spedito da Effe | 09:11 | commenti (5)


lunedì, ottobre 25, 2004

I Guardiani della Porta
(le Voglie del blog, tomo secondo)

Premeva una moltitudine, e la moltitudine era di occhi e volti e mani, e le mani creavano scritture e le liberavano alla vita.
E dalla gran folla s’alzavano voci e grida – a tratti, poi, silenzio.
La moltitudine ondeggiava, spinta da raffiche e da correnti di parole, ed era vento e onda e mare grande.
Ma non era nome.
Era tutti i nomi, e nessuno.
E in questo la sua potenza, e l’inconsistenza, e la libertà, perché non si può legare quel che non s’afferra.
Ma vennero i Guardiani e dissero: "Senza nome no, senza nome non si può. Che ci sia un segno, marchiato a vivo fuoco, e che il segno e il marchio siano dunque noti".
Circondata la moltitudine che s’era fatta immota, si preparavano i Guardiani a farne sacrificio e, inneggiando al prossimo olocausto, gridavano invasati dal dio: "Al logo! Al logo!"










affrancato e spedito da Effe | 10:21 | commenti (29)


I Grandi Perché
(svendita totale)

La vita è una risposta la cui domanda scordammo tempo fa.
Vinti ormai dal catodico cabotaggio quotidiano, al domandare del nostro esser uomini risponderemo chiedendo un aiutino (tra noi i più ricchi di malizie certamente compreranno una vocale).




affrancato e spedito da Effe | 09:56 | commenti (4)


Highlights di fine settimana

SlowFood: degustazione di formaggio di yak e carne essiccata di renna.
Webdays: degustazione di opinioni altrui.
Perché va bene il primato delle idee, sempre.
Però, se non fossi vincolato al personaggio che mi tocca recitare, osserverei che, dietro alle idee - anche quelle diverse e opposte - ci sono le persone, persone che a volte è positivo conoscere, e a cui magari stringeresti volentieri la mano.
Naturalmente - il copione parla chiaro - io non ho mai scritto le righe che precedono.
Siamo intesi







affrancato e spedito da Effe | 09:47 | commenti (12)


giovedì, ottobre 21, 2004

Le voglie del blog

C’era una volta, ed anzi c’erano, i Padri Pellegrini della blogosfera, che raggiunsero il Nuovo Mondo solcando il mare magnum della rete a bordo della Mayflower Intel Pentium Inside.
La terra vergine non si mostrò poi tale – qualche trascorso poco chiaro l’aveva pur avuto – ma i Fondatori decisero che quel mondo era cosa buona e giusta, e nacquero le prime libere colonie.
Altri vennero, attratti in gran copia dalle ricchezze delle foreste inesplorate di post.
Lungo la nuova Frontiera, l’unica legge riconosciuta era che tutti potevano dire tutto ed esser letti da tutti.
Tanta anarchia non piacque al Vecchio Mondo.
Vicerè dell’editoria, Governatori della carta stampata e Menestrelli da 500 copie a libro lanciarono l’anatema.
Inadatti, ineducati, incolti!
(il Vecchio Mondo aveva una certa propensione alla reiterazione dei prefissi).
Ma gli abitanti della Blogosfera, sempre più numerosi e garrulli – finanche troppo – irridevano le censure, e sbertucciavano i Guardiani della Porta.
Noi siam altro, proclamavano nella Carta dei diritti del Blogger, e ogni blogger nasce libero e uguale davanti ai lettori.
La nostra scrittura è altra, svincolata, diversa, immediata e non mediata. E’ ipertestuale, visiva, sonora. Non è mai irrevocabile, ma costantemente viva ed evolutiva.
Voi non ci avete.
Non ci avrete mai.
Tutto questo narra, la tradizione.
Oggi, però.
Oggi il blog ha una gran voglia di carta.
Oggi il blog viene riassorbito dalle case editrici.
Oggi il blog fa vela, a ritroso, verso il Vecchio Mondo e le Vecchie Regole.
Lo saprete forse voi, se si tratta di vittoria, o di normalizzazione.




















affrancato e spedito da Effe | 11:05 | commenti (197)


mercoledì, ottobre 20, 2004

Amarcord
(e poi dicono il buco nell'ozono)

Quello del novantuno si rivelò subito, e senza alcun pudore, come uno degli inverni più siberiani degli ultimi vent’anni.
Al mattino, in orario pre-ufficio, a migliaia si riversavano in religiosissima laconia sulle strade glassate della metropoli reggendo una fiammella votiva – l’accendino necessario a scongelare la serratura delle rispettive vetturette, ibernate dalla notte all’addiaccio.
A quel tempo ero l’orgoglioso proprietario di una vecchia auto, prodotta da una qualche improbabile fabbrica polacca.
La macchina era priva di qualsivoglia comfort – sospetto che perfino i sedili fossero in legno grezzo, solo velati da autentica finta pelle.
Unica nota di rilievo, la presenza dell’aria condizionata.
Non una gran fortuna, in verità.
L’aria condizionata non era, infatti, un’opzione, ma la connotazione ontologica della vettura stessa.
Non appena avviato il motore, e indipendentemente dalla volontà del conducente, dai bocchettoni in gran numero presenti sibilava un tifone gelido che colpiva gli occupanti dell’abitacolo in tutte le loro parti vitali.
Non c’era modo di escludere la sovrapproduzione di brezza artica: il mistral risultava irrefrenabile, che fosse estate oppure inverno.
E quello era, per l’appunto e senza possibile dubbio, un maledetto inverno.
Ricordo che la metropoli faceva registrare quotidianamente il record nazionale di temperatura minima diurna, e che il fatto trovasse causa nell’aria condizionata della mia auto è un’eventualità che ancora oggi trovo plausibile.
Prima di entrare nell’abitacolo, mi era necessario predispormi adeguatamente alla bisogna.
Indossavo un pesante giaccone imbottito e foderato di pelliccia (un bue muschiato presumibilmente morto di rogna, a giudicare dall’odore che ancora porto addosso) il cui cappuccio calavo fino alla radice del naso; sopra al giaccone, un poncho andino; sopra al poncho, una coperta militare.
Per riparare le gambe utilizzavo, oltre agli stivali inguinali da pescatore, anche un plaid sottratto ogni mattina alla vecchia nonna che all’epoca viveva con noi.
Le lotte per la conquista del plaid, senza esclusione di colpi –à la guerre comme à la guerre, diceva la nonna mulinando un rustico mattarello – costituiscono a tutt’oggi motivo di rivendicazione tra i due rami della famiglia.
Per proteggere le mani dal gelo ricoprivo il volante con un multistrato di domopack, e indossavo guanti da fonderia.
Nonostante tutti gli accorgimenti, durante la marcia ero comunque costretto a tenere completamente abbassati i finestrini, acciocché la tiepida aria esterna – mai più di otto o nove gradi sotto lo zero – entrasse nell’abitacolo a stemperarne il microclima da era glaciale.
Giunto a fine corsa, con un agile martelletto provvedevo poi a eliminare le stalattiti che scendevano dal tettuccio, così da poter rientrare in macchina all’uscita dal lavoro.
Nel corso dell’inverno, però, le cose peggiorarono.
In dicembre, un clochard che nottetempo aveva cercato rifugio nella mia auto – un’imprudenza che l'aveva quasi costretto a rendere l’anima al legittimo proprietario – mi malmenò, in segno di protesta civica (giorni di prognosi, sei).
In gennaio, le mie difese immunitarie dichiararono forfait, trasferendosi in blocco e permanentemente a latitudini più tropicali.
Fu allora che presi finalmente la decisione.
Giusto il tempo di raggranellare, non senza difficoltà, la cifra necessaria e mi recai presso un autosalone per l’acquisto, con adeguata permuta, di un’altra macchina usata.
Deluso dalla tecnologia polacca, scelsi questa volta una vettura uzbeka, anche perché il venditore mi aveva assicurato che, a causa di un lieve difetto di fabbricazione, il sistema di riscaldamento dell’utilitaria risultava permanentemente inserito ad una temperatura costante di 23 gradi.
Che poi, è sempre questione di intendersi.
La temperatura indicata dal simpatico venditore era infatti espressa in gradi tamerlan –unità di misura della casa madre uzbeka - e corrispondeva a 47 gradi celsius.
Costanti, come ho già detto.
Ricordo bene il giorno in cui acquistai la vetturetta: era il 28 luglio del novantadue.
Una delle estati più sub-sahariane degli ultimi vent’anni.































affrancato e spedito da Effe | 09:50 | commenti (20)


martedì, ottobre 19, 2004

C’è del marcio
(e si sente)

Castello di Helsingàrcore.
Il premier Silviobì, in un elegante giustacuore, gioca con i trasferelli nella penombra della stanza ovoidale.
Con passo strascicato giunge alla sua porta il fido maggiordomo Letta.

– Entra pure, Fidoletta.
– Signore, il suo consommé.
– Consoche?
– Il brodino, Eccellenza.
– Ma non potrei avere un po’ della parmigiana avanzata a pranzo?
– Il dottore dice che è meglio stare a dieta.
– Quale dottore?
– Quello di Bossi.
– Posso toccarmi?
– Non sta bene, Signore.
– E allora chi se la mangia, la parmigiana?
– Il dottore, sacrificandosi. E poi si ricordi, a fine cena, di prendere la sua dose di bromuro.
– Ma il bromuro non mi piace!
– Lo sa anche lei che, da quando lo assume regolarmente, ha di molto ridotto il numero delle gaffes internazionali.
– Va bene, va bene, poi lo prendo. Adesso lasciami solo, che ho alcune importanti questioni di governo da sbrigare. A tal proposito, accendimi la play station.
- Eminenza, quanto al governo, ecco, ci sarebbe un problemino.
– Se è Follini che chiede ancora l’aumento dei suoi ticket restaurant, ho già detto di no!
– No, Signore, il problema è con il Buttiglione.
– Lo sapevo che prima o poi se ne sarebbero accorti. Gliel'ho detto tante volte: Umberto, Umbertino, non esagerare con il bottiglione, che poi si vede che straparli. Ma lui niente, eh, testardo, sempre a lavorar di gomito.
– No, Santità, mi riferivo al suo filosofo di riferimento.
– Luca Sardella?
– N-no, no, volevo dire Rocco Buttiglione.
– Rocco… Rocco… no, no mi dice nulla.
– Massì, Maestà, è quello che ce l’ha con i gay e i singles e i divorziati.
– Ma stiamo scherzando? Vogliamo inimicarci una parte dell’elettorato? Ma dove ha studiato marketing, costui? No, pussa via, Rocco, non voglio avere nulla a che fare con te.
– Ma, Signore, lei lo conosce bene. Lo aveva perfino nominato ministro.
– Chi, io? Ne sei sicuro?
– Come no. Ora lo ha pure spedito in Europa.
– Cosa? Ma perché nessuno mi dice mai niente, eh? Perché devo sempre essere l’ultimo a sapere le cose? Andando avanti di questo passo, un giorno mi direte addirittura che nel governo ci ho messo puranco gli ex fascisti, ci ho messo.
– Eminenza…
- Che c’è?
– No, niente, non importa. Si sbrighi, che se no si raffredda, il consommé.
– Il consoche?





































affrancato e spedito da Effe | 11:38 | commenti (12)


Traffico d'organi nell'ora di punta

Si paventano, da più parti e ciclicamente, le perniciose conseguenze di una possibile fuga di cervelli dall'Italia.
Basta guardarsi intorno: con quel che accade in questo Paese, l'unico pericolo che si corre davvero è un'eventuale fuga di stomaci duramente provati.



affrancato e spedito da Effe | 10:08 | commenti (7)


lunedì, ottobre 18, 2004

L'uomo in grigio

Grigionera la giacca, in nulla differenti i pantaloni.
La cravatta, poi, d’un grigio un po’ più chiaro – una coraggiosa nota di colore.
In tinta anche gli interni della piccola vettura grigia, così che quando vi sedeva era difficile dire se l’abitacolo fosse vuoto o meno.
Diciannove, sempre.
L’uscita dall’ufficio.
E poi, lungo il viale disalberato (dopo l’eradicamento per realizzare nuovi parcheggi a titolo oneroso) che univa periferie senza più centro.
All’ora chilometri cinquanta , velocità di crociera.
Sedici semafori, in media verdi cinque e rossi gli altri.
Trenta minuti al posteggio sotto casa.
Lungo gli isolati del quartiere era d’uso regolare in giustezza gli orologi al suo passaggio, segnale orario semovente a ruote quattro.
Le scale a piedi, alle spalle l’uscio ben richiuso.
Cappello alla cappelliera, e scarpe alla scarpiera – ogni cosa nel piccolo universo richiamata per assonanza al posto che spetta e deve.
Un ciao restituito d’abitudine alle pareti di cucina.
La sua voce la ricordava bene, altrettanto non il volto, che in tant’anni insieme s’era persa l’abitudine di guardarsi un po’.
La cena che scivola distratta davanti alla televisione.
Piena di parole la stanza, ma quelle catodiche soltanto.
Senza interruzione le macchie vorticanti sullo schermo del dacci il nostro football quotidiano, amen, circenses elargito dopo il panem.
L’aroma conclusivo del caffè, e di zucchero cucchiaini due, forse, o forse tre.
"Ne vuoi - disse a lei - è troppo per me".
"Lasciamelo sul tavolo in cucina, lo bevo quando torno. Porto giù il cane a passeggiare. Se non vuoi farlo tu".
"No, vai pure, e la tazzina te la lascio lì".
Le righe d’un quotidiano ormai quasi del giorno prima, e le ultime, in ultimo, notizie dalla radio.
Il pigiama grigio ripiegato in vinta attesa nelle profondità carsiche al di sotto del cuscino.
La mano sul libro, ma il sonno venne prima.
Quando si destò – la notte di silenzio e di domani – per l’arsura della gola, alzandosi dal letto mai caldo, e in cucina la riconobbe lì, intoccata tazzina con il fondo ancora di caffè, solo allora finalmente ricordò.
No, non l’avevano mica mai posseduto, un dannatissimo cane.



























affrancato e spedito da Effe | 09:18 | commenti (25)


Se avesse potuto comunicare così

Posto di fronte alla sfida della moderna tecnologia, anche il Vaticano - la notizia pare certa - ha rivisto il proprio modello di apostolato, raggiungendo nuove frontiere di proselitismo.
A migliaia ormai le caselle di posta elettronica intasate da un nuovo incontenibile spam a firma Mr. Church(ill) con il seguente messaggio:

Enlarge your soul



affrancato e spedito da Effe | 09:00 | commenti (4)


Gli manca solo la parola

- Questa natura aspra, questo paesaggio così arido, così... così...
- ...così grullo?

(sentita a Lampedusa innumerevoli anni fa)



affrancato e spedito da Effe | 08:53 | commenti (2)


venerdì, ottobre 15, 2004

Autunno caldo


- Ancora un po' di fondotinta sulla fronte, che sennò rifletto i riflettori. Hai capito la battuta? Rifletto, riflettori...
- Sei in onda
- E la cravatta? E' annodata bene? Che poi è la prima cosa che si nota.
- Sei in onda.
- Fammi un bel primo piano, eh, che quel contorno occhi fa miracoli, guarda qui, nemmeno una ruga.
- A' monica bellucci de noantri, sei in onda!
- Eh? Crist... ma potevate anche dirl... Signore e Signori, buongiorno. A causa dell'astensione in video e in scrittura dell'autore di codesto sito, il blog va in onda in edizione ridotta. I motivi del'agitazione non sono ben chiari ma, dannazione, figurati se non lo si individua, un buon motivo per scioperare. Dai e dai, prima o poi qualcosa si trova. Ehm, dicevo. Chi vi scrive è stato autorizzato dal comitato di redazione, e ne approfitta per salutare i colleghi di lavoro, gli amici del bar-tavola calda-biliardo da Orazio, e tutti quelli che...
- E' finito.
- Eh? Cosa?
- Il tempo a disposizione. E' finito.
- Ah, ecco. Signore e Signori, augurandovi di avere cose più interessanti da fare, lunedì, che non passare di qui a vedere se l'astensione è rientrata, vi auguriamo una felice giorn
(Te l'avevo detto, che il tempo era finito)














affrancato e spedito da Effe | 10:37 | commenti (11)


giovedì, ottobre 14, 2004

Eliminare il problema
(ovvero La speranza è l'ultma a morire)

UE, Buttiglione: "Sono pronto a farmi da parte".
Auspico, invece, ch'egli rimanga ben al centro del corso che stava seguendo.
Hai visto mai, con tutto il traffico che c'è nell'ora di punta...





affrancato e spedito da Effe | 10:09 | commenti (17)


Malasanità

Scoperto a Torino un clamoroso giro di appalti non truccati relativi alle forniture ospedaliere di protesi dentarie.
Grazie alla collaborazione di alcuni imprenditori coinvolti, che hanno inziato a parlare fuor dai denti, è emerso che, per l'assegnazione di tali appalti, non sarebbe stata corrisposta alcuna tangente.
Vivo l'allarme suscitato nell'opinione pubblica.
Il sostituito procuratore Raffaele Guariniello ha immantinente aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, per far luce sull'esecrabile episodio.





affrancato e spedito da Effe | 09:51 | commenti (3)


Italiani: ridotta la frequenza dei rapporti sessuali

Autunno, cadono le voglie


affrancato e spedito da Effe | 09:40 | commenti (11)


lunedì, ottobre 11, 2004

Tout se tient

Un evento tra il magico e il misterico si è verificato nei locali della banca di zona.
Luogo insolito, per il sovrannaturale, ne convengo.
Agli sportelli, da qualche tempo, non si formano più code.
Ma, di questo, dopo.
Una volta stazionava coreograficamente dinanzi alla filiale suddetta una graziosa guardia giurata.
Del tipo standard, se ne avete conoscenza.
Addominali abbondantemente rilassati e relativo strato adisposo atto a dimostrare la teoria di espansione costante dell'universo.
Gambe (due) adeguatamente arcuate.
Divisa d'ordinanza presumibilmente prestata dal suonatore di trombone della banda civica.
Berretto delicatamente calcato sulla nuca.
Guance mal rasate.
E, soprattutto, un'aria del tutto innocua.
La pistola in dotazione spenzolava svogliata dal cinturone (ormai all'ultimo buco utile), con il calcio rivolto all'ingiù e i meccanismi verosimilmente saldati tra loro da qualche anno di ruggine.
La guardia giurata, anziché collocarsi nell'apposito gabbiotto blindato, passeggiava costantemente al di fuori della banca.
Il suo ruolo, assai folkloristico, consisteva nel salutare i bambini che, al mattino, si avviavano a scuola, aiutare le vecchiette ad attraversare la strada (e, con l'occasione: cameriere, caffé e cornetto), e parlare di sport con i clienti abituali..
La guardia giurata se ne andava sempre qualche minuto prima della chiusura, perché si sa che quelli sono i momenti a più alto rischio di rapine.
Da qualche tempo, però, la vecchia guardia (nel senso di quella giurata) è stata sostituita da un gigantesco robocop in tuta antisommosa.
Dagli anfibi tirati a lucido, la trasmittente legata al braccio con antenna parabolica orientata su Hot Bird e il basco fuori ordinanza in perfetto stile squadracce della morte, si evince con facile evidenza che lui è lì per fare il suo sporco mestiere, costi quel costi.
Son finiti i vecchi tempi.
Pietà l'è morta.
Ieri, una vecchina intenta ad armeggiare nella sporta della spesa dinanzi alla filiale, nel tentativo di trovare la tessera bancomat, si è lasciata improvvidamente sfuggire un lamento: è una vera e propria rapina!
Si riferiva, la vegliarda, al prezzo al dettaglio delle zucchine, ma il robocop non ha tempo per simili sottigliezze: si fionda fuori dal gabbiotto sfondando con una poderosa spallata il doppio vetro antiproiettile; afferra l'anziana donna per il bavero e con un secco uno-due le guarisce entrambi gli occhi dalla cataratta, eliminando il problema alla radice; poi, con abile mossa di ju-jitzu atterra la malcapitata e le frantuma menischi e clavicole.
La ripiega quindi in bell'ordine, ne ricava un cubo di centimetri venti per venti e la ripone in una delle cassette di sicurezza della banca, incidendovi poi sopra la data del'esecuzione.
Ho visto che molte altre cassette riportano date incise direttamente nell'acciaio.
Questo spiegherebbe l'assenza di code agli sportelli.

Tout se tient


























affrancato e spedito da Effe | 14:54 | commenti (11)


Prodi al Costanzosciò

Moriremo demomorselli

(se non cogliete l'aggancio, gli è che siete troppo giovani. Non ve ne date cruccio: è una malattia che guarisce, con il tempo)


affrancato e spedito da Effe | 14:20 | commenti (11)


venerdì, ottobre 08, 2004

AAA

Maturo ma ancor giovanile ragioniere, dopo una vita onesta trascorsa come lavoratore esemplare, cittadino modello, padre di famiglia ineccepibile, elettore irreprensibile, conoscerebbe disonesto, truffaldino, infingardo e voltagabbana per scambio urgente di esistenza.
No perditempo, astenersi moralisti e pescatori d'anime.



affrancato e spedito da Effe | 10:52 | commenti (10)


Il blog per il sociale

(spazio libero per commenti che non siete riusciti a piazzare altrove)


affrancato e spedito da Effe | 09:28 | commenti (33)


La relatività del tempo spiegata alle masse

Nel 2002 il cavalier S. ha promesso che nel 2003 si sarebbero avviati gli opportuni studi che dal 2004 avrebbero permesso di individuare nel 2005 gli interventi da inserire nella finanziaria 2006 che, con efficacia 2007, nel 2008 dimuiranno le tasse degli italiani, e giacché questi ultimi, con la dichiarazione Irpef 2009, pagheranno di meno, nel 2010 saranno tutti più ricchi
(e anche questa è fatta).



affrancato e spedito da Effe | 09:11 | commenti (3)


Guerre di religione

- Cristiano? Mussulmano?
- Umano.

(non è esattamente una citazione, ma l'attualizzazione di un aneddoto attribuito ad un celebre personaggio, forse sapete chi. Ah: no, non è la Fallaci, effettivamente)



affrancato e spedito da Effe | 09:06 | commenti (3)


giovedì, ottobre 07, 2004

Invoco la legge Bacchelli

Comprendi di aver raggiunto un'eccessiva anzianità blogosferica quando riesci a compitare la parola W-i-t-t-g-e-n-s-t-e-i-n senza necessità di confrontare l'originale lettera per lettera.


affrancato e spedito da Effe | 10:30 | commenti (20)


Cineasti all'opposizione

Nanni Mooretti

(a chi rimanesse oscura la crasi consiglio la lettura dell' interessante thread generato da questo post chez Squonk, con degno partér de ruà ('mbé?) composto da Carlo BordoPrimordiale, Luca Wittgenstein, Vic Giovani Tromboni)


affrancato e spedito da Effe | 09:33 | commenti (23)


mercoledì, ottobre 06, 2004

L'ironia che non colsi

D'accordo, paghiamo il dovuto copyright, e finalmente affermiamolo: peggio di chi scimmiotta la televisione, c'è solo chi scimmiotta la televisione con il pretesto malinteso dell'ironia.

Decrittare, prego.

Non è difficile. Il blogger. Egli è - oh sì - il re dell'ironia, epifania e avatar della satira. Ma l'ironia è zoppa per la gotta, e la satira è a rischio per eccesso di grassi animali.

Farsi capire no, eh?

Non lo vedi? E' tutto un proliferare, nella piazza inesistente della blogosfera, di concorsi in stile televisivo. Si può vincere di tutto: dalla palma di P.S. (no, non si tratta di post scriptum, significa Più Stupido) al titolo di MI (non è un'interiezione tronco-sicula, sta per Meno Intelligente). E con sorriso acido si sale sul palco al grido di and the winner is , e si accetta il premio perché l'ho visto fare in televisione, quando la risposta giusta sarebbe un supponente strozzatici, con il tuo premio fesso.

Guarda che hai travisato tutto. Quella è proprio satira, anzi, denuncia sociale della pochezza televisiva.

Ma la denuncia si perde per strada, e rimane solo la pochezza, circondata da blogger in calzoncini corti e lecca-lecca in mano.

Macché, questi simpatici concorsi vanno per la maggiore, sono mainstream.

E allora significa che la vicinanza tra stream e strame non è solo lessicale.

Però adesso ce n'è uno nuovo, di concorso, Miss Blog. Ironico, eh?

Massimamente. Basta guarda i nomi delle candidate (ma candidate a cosa, maledizione?). E' tutto un fiorire di PucciPucci, Fatina72, ReginaDelleFarfalletteCheSvolazzanoLeggiadreSuiFiori.

Ma anche questo è satira, no?

Bada, tra il sublime e il ridicolo c'è un solo grado di separazione.

Ma quello è un concorso serio. C'è persino lo sponsor, Progetto Cultura 2003.

2003? 2003?! Qualcuno spieghi a lorsignori quella cosa del calendario gregoriano, per favore.

Forse non sai che il blog della vincitrice verrà pubblicato e diventerà un libro.

Pubblicato? Libro? Ci siamo, questa è satira, finalmente! Perchè di ironia si tratta, no? No?

Veramente...

Ho capito. A ridatece er Costanzosciò.


affrancato e spedito da Effe | 11:06 | commenti (74)


Niente trucchi

Donna, mistero senza fine belletto.


affrancato e spedito da Effe | 09:08 | commenti (21)


lunedì, ottobre 04, 2004

Sconti! Sconti! Sconti!

Esiste, nel ventricolo barocco e quadrilatero della capitale sabauda, al fondo semioscuro d'un vicolo intestino e pigro, una speciale chiesa.
Della sua consacrale iconografia non so - non si pretenda troppo, è chiesa d'apparenza all'altre uguale.
Ma non sfugge del viaggiator agl'occhi l'iscrizione, che ristà da secoli due a sormonte e architrave del portale a legno scuro.
INDULGENZA PLENARIA QUOTIDIANA.
Così.
Un richiamo maiuscolo tutto, a imbonir le folle.
Nobildonne, valentuomini, affrettatevi. Siam qui non per vendere, ma per regalare.
D'altro canto, nelle vetrine in lumine di tutto il vicolo è tempo e tripudio di saldi e offerte in stock.
La storia fin qui è vera.
Oltre, davvero non so.


- Padre…
- Mmh.
- Padre?
- M-mmh.
- Padre, ma che fa, dorme?
- M-eh? Ma no, figliolo, no, il buon pastore veglia sempre sul suo gregge. E però, sai, tutto il giorno qui, al buio del confessionale, senza nessuno con cui scambiare quattro chiacchiere – magari mi avrai trovato sovrappensiero, ecco. Ma parla, dunque, e io t'ascolterò.
- Padre, ho molto peccato. Mi assolva e non ne parliamo più.
- Eh, un momento, quanta fretta. Sei poco pratico, nevvero?
- E' che ho la macchina in doppia fila.
- Figlio mio, per queste cose occorre tempo.
- E quanto?
- Non lo so, dipende da quanto hai peccato.
- Moltissimo, padre, altrimenti non mi sarei mai permesso di disturbarla mentre dormiva.
- Ti ho già detto che ero immerso nei miei pensieri.
- E allora vuol dire che i suoi pensieri russano.
- No, è che soffro di adenoidi. Insomma, vogliamo procedere con il rito?
- Ecco sì, possiamo farlo abbreviato?
- In che senso?
- Dico, il rito abbreviato, come nei processi. Io confesso tutto, lei mi sconta un terzo della pena, e ce ne andiamo tutti a casa, che stasera c’è la partita in tv.
- Figlio diletto, santa madre ecclesia conosce solo i suoi riti, che brevi non sono. E poi, tu devi dimostrarti adeguatamente pentito.
- Ah no! Collaboratore di giustizia divina sì, ma pentito…
- Guarda che devi contrirti e chiedere perdono.
- E se le mandassi un bigliettino di scuse? Magari allego anche due ticket per il cinema. Seconda visione, e però poltronissime.
- Figliolo?
- Sì, padre?
- Stai muto.
- Ecco.
- Zittisci, e lascia fare a chi è del mestiere, che non siam mica qui a baloccarci.
- Ci mancherebbe.
- Allora, iniziamo. In nomine patris… confiteor deo…misereatur tui…
- Padre?
- Che c’è?
- Sta parlando con me?
- No, con Dio.
- Ah, scusi.
- Mmh. Dismissis peccatis tuis…
- Padre?
- Ma cosa c’è ancora?!
- E le risponde?
- Ma chi?
- Dio.
- Ss-nn-beh, non è che risponda proprio, però…
- Non mi sembra una cosa carina, non fosse altro che per buona educazione dovrebbe almeno…
- Senti, figliolo, ho cambiato idea. Quella cosa del rito abbreviato. Facciamola. Che tipo di assoluzione desideri?
- Mah, non saprei, cos’avete della mia taglia?
- Dunque, lasciami vedere, c’è rimasta un’assoluzione con obbligo di cilicio, un paio vincolate alla donazione di tutti i beni materiali e qualche assoluzione con ordinamento monacale in allegato.
- No, io cercavo qualcosa di più casual, una cosina per tutti i giorni. Non avrebbe, per caso, un’assoluzione semplice?
- Eh, ma quelle vanno via come il pane, son finite tutte la settimana scorsa. Però ne abbiamo ordinate altre.
- E quando vi arrivano?
- Tempo due o tre giorni al massimo. Gliene metto una da parte?
- Anche due, che di questi tempi non si sa mai.
- Siamo intesi. Arrivederci, allora, e ci faccia buona pubblicità, mi raccomando.































































affrancato e spedito da Effe | 10:46 | commenti (19)


Faide d'autunno
(
o L'Esopo de noantri)

Per molte verste s'estende, d'accanto alla dacia, un vasto campo coltivato a mais.
Dall'alto di terreni ondulati d'intorno si scorgono, nel mare ormai maturamente giallo, lunghe ferite di piante divelte e divorate, presenza e passaggio famelico del cinghiale.
Non senza motivo pretendono i cinghiali di far strazio tra le file proprio del mais, avo crudele di quel conglomerato d'acqua e farina che, a lungo rimestato e cotto, a breve li cingerà d'abbraccio e di contorno nelle sere di bruma fredde.

(dedicato ai gourmet)





affrancato e spedito da Effe | 09:39 | commenti (5)


Assoluto relativo

"Ringrazio Tizio, Caio e, in particolare, tutti.

(citazione catodica della cui paternità ho perso memoria attributiva)


affrancato e spedito da Effe | 09:30 | commenti (2)


venerdì, ottobre 01, 2004

L'importanza della comunicazione

- Io credo che agli imbecilli non si debba dare il minimo ascolto. Sei d'accordo?
- Scusa, dicevi?



affrancato e spedito da Effe | 09:20 | commenti (19)

THE CURE
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