URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, maggio 31, 2004

Al Festival Letterario si parla... di blog (ma dai?)

C'era chi lo sminuiva, ghettizzandolo tra il diarismo adolescenziale e il voyeurismo a distanza.
C'era chi lo definiva come una moda passeggera, destinata a sgonfiarsi come un soufflé.
E invece il fenomeno dei blog continua a evolvere, suscitando anche l'interesse dei media tradizionali.
I giornalisti tacciavano i blogger di onanismo dopolavoristico?
Ora, per contrappasso, vengono costretti dalle redazioni delle testate online a curare dei blog a propria volta.
Gli scrittori dipingevano il blog come l'hard discount della scrittura dilettantistica?
Dei blog si parla al Salone del Libro di Torino ( e magari dei loro libri no), e adesso al festival letterario di Asti, Passepartout (viaggi straordinari nelle parole scritte), al tema verrà dedicata la serata del 3 giugno (intervengono i blogger Placida Signora/Signorina Silvani, Zu, Buba, Herzog).
A Napoli, dopo Galassia Gutemberg, Culture Digitali affronterà ancora l'argomento blog.
Ovunque si parli di comunicazione, il blog ha qualcosa da dire.
Allora adesso vi domando, o soloni, o esperti, o guru: il blog è ancora da considerarsi un marginale fenomeno di nicchia, o ha acquisito valore aggiunto e una minima dignità?











affrancato e spedito da Effe | 12:32 | commenti (49)


Appunti di viaggio

No, non era una tessera come tutte le altre.
Aveva fascino, e appeal.
Era magnetica.
Ricordo ancora quella volta che arrivammo al casello di Oppido Mamertina.
Era la fine di un giorno strano.
Oppure si trattava dell'inizio del giorno successivo.
Non so.
Diciamo che mi trovavo in quel mondo di mezzo, dove qualcosa non è più, e altro non è ancora.
Beh, insomma, in effetti ero troppo ubriaco per potermi ricordare che ora fosse.
L'autostrada era deserta, oltre l'arco di circonferenza del volante che stringevo tra le mani torpide.
Solo il cigolio dei vecchi ammortizzatori mi aveva tenuto sveglio durante il lungo viaggio (e anche un paio di autotreni che avevano tentato di smerigliarmi la carrozzeria in curva).
Raggiunsi il casello a discreta velocità, invadendo la corsia del Telepass.
Nessuno avrebbe potuto trovarci alcunché di male, in questo, se non fosse stato per il fatto che ero sprovvisto dell'apposito apparecchietto.
Innestai la retromarcia con gran dovizia di sferragliamenti, e m'incanalai nella corsia adiacente.
D'accordo, il semaforo acceso sulla luce rossa avrebbe dovuto farmi nascere più d'un sospetto, ma comunque impiegai soltanto un quarto d'ora per comprendere che quel casello non era operativo.
La retormarcia gracchiò fino a chiedere pietà - e io non l'ebbi.
Alla fine, trovai finalmente la corsia giusta.
Mi avvicinai all'apposito lettore tenendola in mano.
La introdussi con noncuranza, pronto ad accelerare al primo accenno di oscillazione della sbarra.
Ma lei, la mia tessera, urlò subito al raggiro: attraverso l'altoparlante del lettore denunciò a tutti i casellanti del'intera provincia il mio tentativo di oltrepassare il casello con una tessera priva di accredito.
Avevo sperato che mi reggesse il gioco, la maledetta.
Cosa stavo facendo di così grave, poi?
Ma lei, niente.
Strepitava, l'onesta, la proba, l'integerrima.
La strappai con forza dalla fessura che l'aveva inghiottita, gettandola quindi sul sedile posteriore.
Superate le solite ritrosie degli ingranaggi, percorsi in retromarcia tutta l'autostrada, fino al casello di Celbrusco sul Basiglio da cui ero partito.
Tornai a cercare la tessera molti giorni dopo, ma non ne trovai più traccia.
Sventrai anche l'imbottitura dei sedili e la tappezzeria degli interni, ma di lei non ebbi mai più nessuna notizia.
Sparita per sempre dalla mia vita randagia.
Se sia io incapace a trattenere le cose, o piuttosto le cose nutrano l'istinto di fuggirmi, ancora non so.

(tratto da Ho smarrito la retta viacard)































affrancato e spedito da Effe | 11:48 | commenti (6)


Oggi pigro

I'm just sittin' on the blog today
watching the words roll away
I'm sittin' on the blog of the bay
wasting time.

(Otis Redding, quasi)





affrancato e spedito da Effe | 10:58 | commenti (7)


domenica, maggio 30, 2004

 

Dottor Effe, dicono che il 3 lei ci allieterà con un'esibizione speciale...

 

 


affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 13:26 | commenti (12)


venerdì, maggio 28, 2004

Le avventure di Nick Blogger [*]
1 - On the road

Dopo aver consumato un paio di discussioni flamé, Nick Blogger decise di andare a fare quattro passi per favorire la digestione.
Mentre percorreva le strade di quartieri sconosciuti, notò una vecchietta che stazionava sul marciapiede, contemplando indecisa la strada che aveva di fronte.
Nick controllò l'orologio: sì, era giunta l'ora della buona azione quotidiana.
Prese la vecchietta per mano, e l'aiutò ad attraversare la strada.
Per la verità, la vegliarda si dimostrò recalcitrante anzichenò, tanto che Nick dovette assestarle una paio di sganassoni per rabbonirla (anche se fu solo con l'uppercut al plesso solare che la ridusse definitivamente alla ragione).
Trascinando il corpo momentaneamente esanime, Nick Blogger raggiunse il marciapiede opposto, scaraventandovi la cara salma.
Sull'onda del proprio moto d'altruismo, Nick decise di far rinvenire la malcapitata, così che nessuno potesse tacciarlo di compiere buone azioni a metà.
- Adesso mi chinerò sul volto rinsecchito e bavoso di questa vecchia, e le praticherò la respirazione bocc... beh, passatemi i sali, va'.
Riavutasi che fu, l'anziana donna estrasse dalla borsetta un videofonino di ultima generazione.
- Ero in coda alla posta per ritirare la pensione, babbeo! Adesso mi hai fatto perdere il turno nella fila - ragliò la vecchia - Aspetta che chiamo mio nipote.
- Oh, che carino - s'intenerì Nick - un nipotino. Chissà quante soddisfazioni le dà.
- Molte, in effetti: un metro e novanta per centodue chili, pratica il body building e, di lavoro, fa il buttafiori presso un locale malfamato qui all'angolo.
- Ah, ecco.

Quando l'energumeno, prontamente giunto in loco, prese ad annodargli strettamente le gambe in una gassa d'amante, Nick comprese che certa gente non sa proprio cosa sia, la riconoscenza.
- Vai a far del bene - considerò tristemente, mentre tibia e perone venivano polverizzati in un unico osso ancora sconosciuto all'anatomia moderna.

Zoppicando mestamente verso casa, Nick Blogger si mise alla ricerca del proprio riscatto morale.
Vide da lontano un omino seduto sul guard rail a bordo strada. L'uomo vestiva un giubbetto arancione catarifrangente e agitava una bandierina rossa.
- Evidentemente sta chiedendo aiuto per attraversare - intuì prontamente Nick. - Ma questa volta sarò più cauto: non lo trascinerò, limitandomi solo a infondergli fiducia.
Giunto alle spalle dell'uomo, Nick lo sospinse con entrambe le mani verso il centro strada.
L'uomo, che malauguratamente soffriva di labirintite, mosse alcuni passi scomposti, inciampò e perse l'equilibrio, fino a stramazzare sull'asfalto.
Purtroppo, quello era un tratto di tangenziale ad alta intensità di traffico; l'omino non fece in tempo a rialzarsi, che venne spalmato da un Tir, allungato da una Duna con motore truccato e, infine, arrotolato da una Seicento familiare cabrio del 1967.
Poco più avanti, la tangenziale era parzialmente ostruita dai lavori di un cantiere. L'omino aveva appunto il compito di segnalare il pericolo ai conducenti, agitando acconciamente l'apposita bandierina.
Le prime vetture si schiantarono contro le transenne del cantiere, mentre le seguenti seicentoventicinque s'incolonnarono ordinatamente in un tamponamento a catena lungo quattordici chilometri.
L'ingorgo che ne seguì venne poi risolto nell'arco di due generazioni di vigili.
Allontanandosi con fare finto-indifferente, Nick Blogger pensò:
- Bah, se non il risultato, almeno l'intenzione.

[*] copirait Don Gonio



























affrancato e spedito da Effe | 10:00 | commenti (20)


giovedì, maggio 27, 2004

Versi e Slot Machines

Andammo, perché tu provassi gusto,
a passeggio sulle spiagge di Calais.
Dicesti: questa vita dà disgusto,
preferisco Slot Machines a Santa Fé.

In soffitta ti leggevo l'augusto
vate Whitman e il fosco Mallarmé.
Dicevi: qui il luogo è angusto
e piuttosto io mi do al macramé.

Amante io di notti saturnine,
lunare e di ritmo sincopato.
Solare tu, e giorni e mattine

al fitness il tempo hai dedicato.
Ricordo che l'amore ebbe fine:
mi chiedo se sia mai incominciato.












affrancato e spedito da Effe | 11:22 | commenti (20)


Nota semiseria
(ma non troppo)

Deh.
Scrissi, alcune rotazioni terrestri fa, che il blog è la continuazione del superfluo con altri mezzi.
Ne derivò, qualcuno, un mio atteggiamento di sufficienza rispetto al blog.
Io ritengo, al contrario, che il superfluo sia ciò che ci rimane quando terminiamo di sopravvivere per iniziare finalmente a vivere.
Sia questa l'interpretazione autentica.
Augh.








affrancato e spedito da Effe | 11:00 | commenti (14)


mercoledì, maggio 26, 2004

Miracolo a Milano (provincia)
ovvero
Visione mistica postprandiale
(la porchetta mai più)

D'improvviso appare lui, circonfuso di cirri e cumulonembi a strati.
Sguardo mesmerico.
Sorriso maliardo.
Sembra quasi alto.
No, i capelli, quelli no, ma comunque.
Io sono il premier tuo! - ruggisce. - Non avrai altro premier all'infuori di me!
Ah, ecco. E per quanto tempo ? - domando io.
Per l'eternità! - tuona lui.
'Azz, che fortuna.
Vabbé, si fa in fretta a dire premier.
Qualche effetto speciale, qualche trucco in postproduzione, un po' di photoshop, et voilà.
Anche il mago Othelma, nel suo piccolo...
Ma io faccio miracoli!
Ah, bene, bene, il miracolo fa sempre la sua brava figura.
E dimmi, quali miracoli sai fare? Dividi le acque?
No.
Resusciti i morti?
Macché.
Allora, forse, moltiplichi pani e pesci?
Neppure quello.
Beh, andiamo male, sai? Non è che resti molto altro, in repertorio. Insomma, tu che sai fare?
Allora egli si racchiude in preghiera e poi - meraviglia! - con la sola imposizione delle mani blocca per un attimo il Sole.

Poi, le rotative riprendono a girare.


























affrancato e spedito da Effe | 14:19 | commenti (24)


Mongolfiere

Intanto, sul blog di Passepartout (festival letterario di Asti) si sta facendo il giro del blog in ventun lettere (o anche più)


affrancato e spedito da Effe | 11:57 | commenti (11)


Parlar chiaro

Ho appena effettuato un tentativo di collegamento con il blog di Gonio.
In calce, quello che la pagina mostrava.
A mio personale giudizio, uno dei suoi post più lucidi.

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affrancato e spedito da Effe | 10:15 | commenti (18)


Spett. Polizia Ferroviaria, città di Bergamo: "Investite dal treno due persone".
Tipico caso di binario morto.



affrancato e spedito da Effe | 09:39 | commenti (4)


Un eremita pernicioso
eco ascetica [etica?]

Le braci
ai Traci
carpisti.
Apristi
l'ostilità,
o Stilita.
Asceta:
scétate!










affrancato e spedito da Effe | 09:10 | commenti (3)


Sig. premier Berlusconi, "Il mio governo ha fatto miracoli".
Non oso dubitarne.
In effetti, c'è chi ha moltiplicato i pani, e chi i debiti.
C'è chi ha trasformato l'acqua in vino, e chi i gonzi in elettori.
C'è chi ha cacciato i demoni, e chi Biagi e Santoro.
Permangono ancora minime differenze tra il Discorso della Montagna e i discorsi di Tremonti, ma ci stanno lavorando.







affrancato e spedito da Effe | 09:06 | commenti (3)


martedì, maggio 25, 2004

Dubbi pigri (per tacer dell'ozio)

Ma Effe non è quel tale che sostiene, presuntuoso, che "il blog si fa e non si dice; la scrittura si scrive e non si de-scrive"?
E non è sempre lui, quello che partecipa ai trenini situazionisti alternativi rispetto all'Oratore Ottimo che declama all'uditorio "Ora vi spiego il blog"?
E non è infine lui che "la coerenza, signori, la coerenza"?
Ah, ecco, mi sembrava.
Già.
Ma allora cosa ci faccio qui?
E qui?
E ancora qui?

 

(Passepartout, Viaggi straordinari nelle parole scritte)









affrancato e spedito da Effe | 14:24 | commenti (20)


Notti insonni a Rozzangeles

Si avvicina, notturna e rapace come solo lei può, per mito ed elezione.
Mi trafigge con sguardo d'oscura chiarità.
Tu, tu mi piaci - dice - Ma non so chi sei. Come hai detto che si chiama, il tuo blog? Mai letto. Perchè non l'ho mai letto?
Non ti crucciare (so che non lo farai), non mi leggo spesso neppure io.
Da principio, questo fatto mi creava dei fastidiosi sensi di colpa.
Almeno io dovrei leggermi, mi dicevo, per favorire una fidelizzazione di me stesso.
Ma poi sono andato dall'analista.
Ci sono andato spesso.
Fino a quando anche lui ha smesso di leggermi, per la precisione.
Adesso vivo molto meglio.
I sensi di colpa non sono del tutto scomparsi, però li tengo segregati e incappucciati, e faccio circolare le loro foto sui siti degli scambisti.












affrancato e spedito da Effe | 10:43 | commenti (29)


Commento sintetico sul Blogrodeo

Come diceva Andy Wharrol Warhol, ognuno ha diritto a un quarto d'ora di avanspettacolo.


affrancato e spedito da Effe | 09:39 | commenti (12)


Culto della Personalità Precisa

Sia resa giustizia alla gloria di Don Gonio, l'uomo capace di vincere da solo l'intero blogrodeo, e noi alle sue spalle a recitare pantomine credendoci coribanti - e si era solo i pallidi nipoti dei boys à la Wanda Osiris


affrancato e spedito da Effe | 09:27 | commenti (13)


Astra

Ciò che gli astronomi osservano nello spazio profondo, e che chiamano genericamente buchi neri, altro non sono, in realtà, che le rotonde, o rotatorie, di Rozzano (MI).
A causa del movimento circolare continuo di chi, non residente, si trova a percorrerle ripetutamente alla ricerca della strada giusta, viene a crearsi in corrispondenza delle rotonde una situazione di vuoto spazio-temporale capace di inghiottire nel nulla intere famiglie.
Il programma "Chi l'ha visto?" per dire, sono anni che vive solo di questo.




affrancato e spedito da Effe | 09:21 | commenti (7)


 

Oggi è una bellissima giornata piena di sole, mio adorato Capo Dottor Effe.

Ho pensato che le sarebbe piaciuto fare colazione fuori...

(s'allontana ancheggiando brioche)

 

 


affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 08:55 | commenti (6)


lunedì, maggio 24, 2004

Hotel Messico, civico 3
(homenage)

Per primo tracciò il sentiero Spiritum, gran facitore di mode.
Gettò poi benzina sul fuoco Livefast, e ora arde la facie a illuminare una piccola verità: c'è un Direttore in ognuno di noi, anche se in pallida copia fotostatica rispetto alla matrice.
Sia questo il terzo, e mio personale, tributo all'Hotel Messico.

Due cose erano certe, quando al mattino scendevo le scale di casa: la stessa canzone di Nino D’angelo suonata dalle radio a transistor di tutti i condomini, e l’odore del sugo messo a cuocere dalle otto del mattino.
Così doveva essere, in un condominio che si rispettasse.
Ma all’epoca c’era la vecchia del secondo piano.
Lei aveva avuto un fidanzato milanese, cinquant’anni prima (che poi era fuggito insieme ad un rivenditore di carrube con i mustacchi – il venditore li aveva, i mustacchi, per quanto anche le carrube fossero piuttosto pelose).
La vecchia, che allora si suppone dovesse essere un po’ meno vecchia, ma non di tanto, non si era mai più ripresa, e rinnovava il ricordo dell’antico amore cucinando ogni giorno il risotto alla zafferano.
La cosa fece molto scandalo tra i condomini. Un verace lezzo di pomodoro, incrostato ormai alle pareti da generazioni e generazioni di onesti napoletani, irriso da quell’odore estraneo e volgare.
Mio padre era da tempo che cercava di vendere la nostra casa, e non ci riusciva. Non tanto per via del fatto che eravamo abusivi (lo erano anche gli altri condomini, in effetti), quanto per il fatto che tutti coloro che venivano a visionare la casa, giunti al secondo piano si sentivano soffocare, e fuggivano in preda a conati di vomito.
La situazione era diventata insostenibile.
Mio padre, per la disperazione, prese a picchiare mia madre; mia madre picchiava mia sorella maggiore; mia sorella picchiava me; io picchiavo il figlio del vicino di casa; il vicino di casa picchiava per rappresaglia mio padre, che iniziava di nuovo tutto il giro.
La vecchia soffriva di emicrania, e mi mandava spesso in farmacia a comprare una confezione di Novalgina in gocce, in cambio di due soldi di mancia.
Poiché dovevo portare in farmacia anche le provette con l’urina di mio nonno paralitico, miscelavo in equa proporzione i fluidi dei due contenitori.
Il farmacista fece ripetere le analisi a mio nonno per diciotto volte consecutive, non riuscendo a capacitarsi dei risultati.
La vecchia, dal canto suo, aveva sempre più mal di testa, e stava assumendo un colorito itterico.
Un notte, d’improvviso, la vecchia sparì dalla circolazione, e nessuno ne seppe mai più nulla. Contestualmente scomparve anche un grosso ratto che era solito frequentare le cantine condominiali; le malelingue parlarono subito di un torbido caso di zoofilia.
In realtà, il ratto mi aveva visto trascinare il corpo della vecchia, dopo che le avevo fatto ingerire l’intero flacone di Novalgina.
Sapevo per esperienza indiretta che, in questi situazioni, non bisogna lasciarsi dietro scomodi testimoni.
Da allora il topo e la vecchia giacciono abbracciati sul fondo di una discarica abusiva di Secondigliano.
Da quel momento, la nostra vita migliorò notevolmente.
Mio padre riuscì finalmente a vendere l’appartamento, e con il ricavato acquistammo un basso ai Quartieri Spagnoli, guadagnandoci poi da vivere come figuranti per i TG nazionali che avevano spesso bisogno di realizzare dei reportage di costume sulla Napoli folkloristica.
Io frequentai l’Istituto Alberghiero, diplomandomi come cuoco.
Lasciai infine Napoli per cercare fortuna al nord.
Ora lavoro in un ristorante di Seveso, aperto nei locali di quella che, un tempo, era stata una fabbrica chimica piuttosto nota alle cronache.
Non posso lamentarmi della mia situazione, anche se mi tocca cucinare risotto allo zafferano tutti i giorni.
Ma non ho perso la speranza.
Il padrone del locale soffre spesso di mal di testa, e nelle mie tasche un flaconcino di Novalgina non manca mai.





























affrancato e spedito da Effe | 10:36 | commenti (25)


Ho visto blogger che voi umani...

La distanza tra persona e personaggio - questa distanza io definisco talento.
E anche l'identità tra la persona e il personaggio, anche questa identità io la chiamo talento.
Ce n'è, frammentario e acerbo, ed è tutto nella blogosfera, il talento.

Adesso mi spiego la crisi dell'editoria italiana.




affrancato e spedito da Effe | 09:20 | commenti (20)


Radici
(ho un Kunta Kinte accanto)

Loro, gli esponenti del Movimento dell'Orgoglio Italico (sede sociale e partita iva da definirsi) si dichiarano profondamente offesi da fatto che Sonia Gandhi abbia dovuto rinunciare al ruolo di primo ministro indiano perché di origine non autoctona.
E' giusto che questo richiamo alla fratellanza universale venga proprio dal Paese in cui, or non è molto, taluni avevano in animo di accogliere gli stranieri a  cannoneggiamenti.
Coerente e inarrestabile, il MOI ha già programmato la campagna di sensibilizzazione internazionale per la stagione 2004 - 2005: 
Non discriminate la mafia solo perché di origine italiana.






affrancato e spedito da Effe | 09:15 | commenti (6)


sabato, maggio 22, 2004

 

Sono fiera del mio meraviglioso, amatissimo Capo!

(s'allontana ancheggiando felice)

 

 


affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 00:01 | commenti (11)


venerdì, maggio 21, 2004

Per i più distratti...

E' oggi!


affrancato e spedito da riccionascosto | 12:40 | commenti (15)


Mao Che Cov

A Pechino! A Pechino!

(da Il Giardino dei Cinesi)


affrancato e spedito da Effe | 09:39 | commenti (4)


A Rozzano! A Rozzano! (*)

(Ora, laddove difetta la mia conoscenza dell'html, sopperisca la vostra fantasia. Qui sotto c'è l'immagine del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo. Lo vedete, sì, vero? Grazie per la collaborazione)

titolo


(didascalia)
I blogger raggiungono Rozzano.
La popolazione trema.
La polizia brancola nel buio.

(*) copyright Strelnik






affrancato e spedito da Effe | 09:38 | commenti (14)


Scarti

Diceva di sè d'essere un blogger.
Ma non un blogger qualunque, o d'infima genìa.
Un'autentica blogstar.
Attraversava la blogosfera con incedere tracotante, consapevole della propria - sedicente ed autoattribuita - imprescindibile importanza.
Disdegnava i commenti dei lettori, ed anzi, trovava diletto nello scrivere post vieppiù incomprensibili, per instillare il dubbio che gl'altri non fossero al pari suo d'intelligenza e acume.
Oscuro e involuto, si definiva egli ermetico.
Ma era- ahimé, ahilui - semplicemente emetico.








affrancato e spedito da Effe | 09:14 | commenti (16)


giovedì, maggio 20, 2004

Caro Effe,
dove andremo a finire? Un imprenditore disperato si rivolge a lei, confidando nel suo buon senso e nelle sue buone frequentazioni (adesso non mi venga a dire che non si è mai bevuto un Amaro Cora insieme all'Avvocato, all'Osteria FIAT), e lei cosa fa?
Pubblica le farneticazioni di un bolscevico, o menscevico, insomma, un pericoloso comunista, sovversivo e mangiabambini?
Io sono sinceramente scandalizzato.
Da lei non me l'aspettavo, davvero.
O forse sì. Lei tiene il Torino, ed il colore di quella maglia avrebbe dovuto farmi capire tutto in largo anticipo.
Poco cordialmente suo,

Lettera firmata (e comunque, sono quello di prima)










affrancato e spedito da Squonk | 17:37 | commenti (3)


Caro Effe,

Lei senz'altro conosce il motto dell'ottimo Marx (proprio quello, l'altro ormai è fané): "Il lavoro è esterno al lavoratore, cioè non appartiene al suo essere. E quindi nel suo lavoro egli non si afferma ma si nega; si sente non soddisfatto, ma infelice; non sviluppa una libera energia fisica e spirituale, ma sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito. Perciò solo fuori del lavoro il lavoratore si sente in sé; e si sente fuori di sé nel lavoro. E' nel suo se non lavora; e se lavora non è nel suo. Il suo lavoro quindi non è volontario, ma costretto, è un lavoro forzato. Non è quindi il soddisfacimento di un bisogno ma soltanto un mezzo per soddisfare bisogni estranei. La sua estraneità si rivela chiaramente nel fatto che non appena vien meno la coazione fisica o qualsiasi altra coazione, il lavoro viene sfuggito come la peste."

Quindi, mi chiedo con quel tale, se la proprietà è un furto - e se, inoltre, a dire di quell'altro tale (un po' troppo anarchico) questa piattaforma vi seppellirà - ebbene se uno ha un blog non è automaticamente liberato dal lavoro e immune da perniciose alienazioni ?
D'altra parte, se Lenin e Trotskji e Stalin avessero saputo che un giorno ci sarebbero stati i blog, avrebbero tralasciato quella minchiata dei Soviet per votarsi definitvamente a Splinder!
Che funziona (?) più o meno uguale, ma è infinitamente più divertente.

Saluti comunisti,

gONIO








affrancato e spedito da gonio | 17:26 | commenti (16)


Caro Effe,
ho per le mani il curriculum vitae di un valente giovine, al quale intenderei affidare il ruolo di EMEA Strategic Architectural Business Development Manager.
Ha tutte le caratteristiche per diventare un dirigente di successo, tranne una.
E' un blogger.
Guardi, non pretendo che lei sappia cos'è un blog. Sappia solo che è una cosa che ha a che fare con Internet, e questo, come lei ben sa, significa: donne nude, connessioni telefoniche con la Papuasia, dipendenza dal computer, uomini nudi, perdita della vista, fancazzismo spinto.
Sono combattuto. Vorrei assumerlo, ma vorrei anche che lavorasse almeno tre-quattro ore al giorno, cosa che sicuramente non fa e non farà.
Attendo ansioso un suo illuminato consiglio.

Lettera firmata










affrancato e spedito da Squonk | 17:13 | commenti (3)


Caro Effe,

Lei senz'altro conosce il motto del buon Marx (non quello, l'altro): "Non vorrei mai appartenere ad un club che accettasse tra i suoi soci uno come me".
Ebbene, mi chiedo, se un datore di lavoro avesse un blog, sarebbe disposto ad assumere un blogger, seppur valente, consapevole della tendenza al liberotempismo che tale mezzo induce?
D'altra parte, come faceva il buon Groucho a sapere che un giorno ci sarebbero stati i blog? E soprattutto, qual è l'indirizzo del suo?
La riverisco,

marquant






affrancato e spedito da marquant | 16:40 | commenti (4)


Se ti trova un amico e ti chiama tesoro.

Non c'è nulla di più deleterio degli amici, se non i vecchi amici.
Che uno cercherebbe anche di condurre un'onesta vita ritirata, riducendo al minimo i contatti con il mondo.
Ma loro, i vecchi amici - eccoli all'orizzonte, ilari e giocondi.
Ti guatano, seguono le tue peste e poi, approfittando di una tua momentanea debolezza (mentre leggi un articolo del Foglio, per dire, oppure osservi il ritorno delle anatre nel laghetto del parco, come un Salinger di riporto), compaiono alle tue spalle.
Ta-daaa! Tesoro!
Ma che bella sopresa. E quanto tempo è che non ci vediamo?
Quindici anni?
QUINDICI ANNI?
Passati come un niente. Sembra ieri. Evidentemente non ho avvertito molto la tua mancanza.
E tu - incalza quello - cosa hai fatto, in questi quindici anni?
Maledetto.
Lo sapevo, che avevi in serbo il domandone.
Sei ricomparso apposta, avatàr di ava tartara, aguzzino dannato d'annata!
Quindici anni.
Ecco.
Riepilogando i fatti davvero fondamentali della mia esistenza, arrivo ad assommare una quantità di vita misurabile in anni uno.
Se aggiungo alla ricapitolazione anche gli eventi importanti, pur se non fondamentali, si raggiungono gli anni due.
Riesco poi a recuperare, seppur con qualche fatica, altre situazioni di modesta rilevanza. Anni tre.
Feste di compleanno, sciopero dei mezzi pubblici, aumento della benzina: anni quattro.
Progetti mai realizzati, promesse ormai scadute, varie ed eventuali: anni cinque.
Cinque anni.
Ecco.
Su quindici.
Qualcuno deve aver vissuto gli altri dieci al posto mio. Oppure ho dormito molto, non so.
Non c'è nulla di più deleterio degli amici, se non i vecchi amici.

(bene, se trovate di che compatirmi, cosa avete fatto di davvero importante negli ultimi quindici anni, voi?)


























affrancato e spedito da Effe | 12:04 | commenti (36)


Dichiarazione di dipendenza

Il blog è la continuazione del superfluo con altri mezzi.
(von Clausewitz, quasi)



affrancato e spedito da Effe | 09:25 | commenti (12)


Teoria della relatività ristretta

Lo ammetto, dunque: in questo momento sono in netto ritardo rispetto all'appuntamento lavorativo di oggi.
Conservo tuttavia un buon margine d'anticipo sull'appuntamento di domani.



affrancato e spedito da Effe | 09:16 | commenti (11)


mercoledì, maggio 19, 2004
Perché i
blogger sognano trenini elettrici?

affrancato e spedito da Effe | 11:03 | commenti (30)


Top of the blogs

L'ha confermato anche Cecchetto: la chanson de Chettimar sarà il tormentone dell'estate.
E poi dice Tiziano Ferro.



affrancato e spedito da Effe | 10:14 | commenti (6)


Conflitto di impegni

Com'è noto, durante l'attacco dei miliziani ai soldati italiani di stanza in Iraq, costato la vita al caporale Vanzan, il premier Berlusconi era impegnato a festeggiare degnamente lo scudetto del Milan.
Intervistato a caldo durante le libagioni, il premier ha così commentato il grave episodio: "In Iraq sono necessarie nuove regole: l'intervento sul lagunare era chiaramente da espulsione".



affrancato e spedito da Effe | 10:09 | commenti (1)


Politica Internazionale

"In Iraq, gli americani hanno perso la testa" (Jorma the Kid)

(quanto sopra va in onda in differita di qualche giorno, in rispetto al codice di autocensura che vige in questo blog).


affrancato e spedito da Effe | 09:57 | commenti (6)


L'importanza dell'opinione altrui

Voi avete qualcosa da dire.
Io ho qualcosa da dire.
Tutti hanno qualcosa da dire.
Le orecchie hanno la funzione di diminuire il coefficiente di penetrazione dell'aria





affrancato e spedito da Effe | 09:52 | commenti (8)


martedì, maggio 18, 2004

Non è poi così lontana Samarcanda

Nella Sala Riunioni dell'Ulivo, alcuni portaborse stanno preparando la documentazione da porre alla firma dei segretari di partito. Il documento riguarda la mozione sull'Iraq, finalmente unitaria, che l'Ulivo presenterà in Parlamento.

- Ecco, distribuisci il testo della mozione unitaria.
- Via l'Italia dall'Uzbekistan?
- 'mbé, perché, cosa c'è che non va?
- Ma non era l'Iraq?
- Macché, nulla da fare, sull'Iraq non sono riusciti a trovare una posizione comune. Sull'Uzbekistan, invece, nessuno ha avuto da ridire alcunché.
- Sì, d'accordo, però...
- Però cosa?
- Però non ce ne sono mica di soldati italiani, in Uzbekistan.
- Uh, quanto sei pignolo. Ma allora vuoi mettere i bastoni tra le ruote. Allora vuoi ostacolare il pacifismo. Sei forse favorevole alla guerra?
- No, no, che dici mai? E' solo che...
- ...?
- Beh, in Uzbekistan non c'è mica la guerra.
- Ma quanto sei ignorante. Senza offesa, eh? Mai sentito parlare di guerra preventiva?
- E allora?
- E allora, esisterà anche una pace preventiva, no? Ecco, l'Ulivo è preventivamente favorevole alla soluzione pacifica preventiva della guerra preventiva in Uzbekistan.
- Ecco.
- Così ci portiamo avanti con il lavoro, no? E poi mostriamo agli elettori che l'Ulivo ha ben presente i problemi di politica internazionale, in particolar modo quelli relativi ai rapporti tesi tra l'Uzbekistan e gli altri Stati confinanti del Maghreb.
- Cosa?! Ma allora vedi che l'ignorante sei tu!
- Perché?
- Ma se lo sanno tutti che l'Uzbekistan è in sudamerica!
- Ah, già, è vero, adesso mi confondevo con la Birmania.
- Sì, beh, può capitare.
- Senti, domani dobbiamo rivederci, per preparare le bozze della prossima mozione unitaria dell'Ulivo.
- Un'altra? Ma non saranno poi troppe? La gente mica ci è abituata.
- Mah, se riescono ad andare d'accordo...
- Quale sarà l'oggetto della mozione?
- Il tempo di cottura ideale per la piadina romagnola classica.
- Mmh, la vedo dura, per l'unitarietà.
- Già. D'altro canto, son problemi che vanno affrontati. E se non ci pensiamo noi, chi altri vuoi che ci pensi?
- Sempre uniti.
- Sì, sempre uniti. E via l'Italia dal Tagikistan.
- Ma non era l'Uzbekistan?
- Beh, a prescindere.


































affrancato e spedito da Effe | 10:29 | commenti (25)


Flash mob blog

Caspita, mancano pochi minuti alla fine del blogrodeo online.
Nel frattempo, prepàrati ad accorrere numeroso all'evento live di venerdì sera.



affrancato e spedito da Effe | 09:23 | commenti (3)


Consequenzialità

Dice che il digiuno purifica, stimola le endorfine e induce alla visione mistica.
Giuliano Ferrara dev'essere un uomo senza metafisica.



affrancato e spedito da Effe | 09:19 | commenti (10)


lunedì, maggio 17, 2004

Il processo di produzione spiegato agli infanti

Accettando la lezione hemingwaiana, e quindi tagliando fronzoli e orpelli, le cose funzionano, se troppo non m'inganno, all'incirca così.
Si esce dall'università (ma era il mesozoico, oggi forse non si chiama neppur più così) e tra le mani non si ha che un pezzo di carta.
Si pagaia poi nel mare magnum del lavoro, e una parte della retribuzione viene corrisposta sotto forma di ticket restaurant.
Moneta sonante, dicono.
Vien spesa, la moneta sonante, presso i lussuosi bar-tavola calda della suburbia e, come succedaneo del resto, viene propinato uno scontrino, sul cui retro un barman-gentiluomo (di campagna) verga la somma che residua tra l'obolo e l'importo della consumazione.
Moneta sonante, dicono.
Allora si raccoglie religiosamente la montagna stropicciata di tutti gli scontrini retrovergati, per depositarli poi, sorridente e fiducioso, alla cassa della libreria dove, con la bava alla bocca, hai appena individuato il volume che tanto cercavi.
Ma ti osserva incredula la cassiera, e ti strappa - ahi, quanto inutile resisterle - il volume dalle mani e il sorriso dalle labbra.

Esci da lì, che sembra essersi colmato d'improvviso il tempo circolare: tra le mani non hai che pezzi di carta.









affrancato e spedito da Effe | 14:21 | commenti (27)


Palindromi

Io non sono intollerante.
E' solo che certe cose proprio non le sopporto.

(per maggior chiarezza: la frase sopra fa il paio con Io non sono razzista, sono loro che...)



affrancato e spedito da Effe | 10:38 | commenti (18)


La soluzione semifinale

Li sto seriamente rivalutando.
Dico davvero.
Fossilizzarsi su posizioni preconcette non è nelle mie corde.
Cercare la verità anche nell'altro, questo è quanto.
E loro non hanno forse tutti i torti quando affermano che "questi qua possono rimanere in Italia solo se osservano le leggi, rispettano la cultura, non sporcano, hanno un lavoro regolare e pagano le tasse".
E anzi, se il criterio venisse applicato su larga scala, avremmo trovato la soluzione al problema dei parcheggi in centro e delle code negli uffici postali (oltre che delle affermazioni cretine, va da sé).







affrancato e spedito da Effe | 10:37 | commenti (3)


venerdì, maggio 14, 2004

Per giovani talenti.
Beh, giovani.
Beh, talenti
.

Affilate le tastiere: oggi, alle 13, Blogrodeatevi qui.
Tra un settimana, l'evento live
(invitamo tutti i Relatori Magni delle Lectio Mirabilis a partecipare, formando all'occorrenza un trenino di protesta).






affrancato e spedito da Effe | 11:07 | commenti (4)


Il blog è morto, viva il blog

Dacché il signor Splinder ha deciso, nella giornata di ieri, che questo blog non esisteva più, e che l'eventualità non improbabilmente potrebbe tornare a proporsi, m'è parso opportuno informarvi delle mie ultime volontà cui vi prego, quando verrà il giorno, di voler dare esecuzione.
Non fiori, ma opere di bene.

Lascio un mio post ad ogni lettore:
se non il talento, almeno l'onore
che sia stato letto da molte persone
cercando di fare un bel figurone
(ma sempre è in agguato la brutta figura
che nega la fama, la fame assicura).
Che sia il mio template diviso equamente
tra chi disse bravo (lo so, so che mente)
e chi una critica ha mosso sincera.
Il rischio è che fino alle sette di sera
l'elenco presente prolifichi e duri,
ma Splinder tornò, e prima non v'era:
che viva il buon blogger, facciamo scongiuri.















affrancato e spedito da Effe | 10:45 | commenti (13)


Una volta arrivavano in orario

Or che la Pizia sdoganò il trenino situazionista, ci s'aspetta presto un blog dei ferrotranvieri.


affrancato e spedito da Effe | 09:30 | commenti (6)



affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 07:35 | commenti (12)


giovedì, maggio 13, 2004

Chiamarsi fuori

A proposito delle nefandezze commesse da Splinder, gli esponenti del governo hanno negato di esserne stati a conoscenza prima d'ora.




affrancato e spedito da Effe | 15:38 | commenti (13)


Talent Scout

Lo scout è Massimo, il talent è Rufus, e la sua canzone è qui.

(Sono autistico
osservatore dei particolari inutili
sono il migliore amico immaginario
Psicopatico
io mi suicido giornalmente
sono un mistico)







affrancato e spedito da Effe | 13:38 | commenti (5)


(riservato agli utenti)
Vale anche per gli elettrodomestici

Se non funziona, allora è ospitato su Splinder.



affrancato e spedito da Effe | 12:31 | commenti (11)


Tipi umani, troppo umani
L'esteta

L'Esteta lo riconosci senza inganno, che certo non si fa pregare e subito arriccia il naso.
No, non quello che facilmente inarca il sopracciglio - quello è il tipo snob, e qui non risulta invero sconosciuto.
Ma l'Esteta è cultore della prossemica, non s'avvicina al mondo, non lo tocca né si sporca la mano, che la mancanza di bellezza non abbia a contagiarlo.
Perché questa è la ricerca sua, del bello universale, e quel che sia men che universale lo taccia d'inadeguatezza.
Il bello morale, s'intende; non si prenda l'esteta per superficiale.
Quanto lo circonda è condannabile e condannato.
E' questo il suo mestiere, e non tentare di sfuggirne la censura.
Insoddisfatto, alla ricerca sempre d'una bellezza che non c'è.
Strano a dirsi, in casa dell'Esteta scarseggiano gli specchi.













affrancato e spedito da Effe | 11:56 | commenti (9)


Aspetta un Vattimo

L'eleganza della filosofia: il pensiero Lebole.


affrancato e spedito da Effe | 09:22 | commenti (36)


Il pensiero debole

Oh, no.
Io non mi massifico.
Non mi standardizzo.
Non rientro nel mainstream.
Io mi metto a parte, mi diversifico, pongo dei distinguo.
Mi rifaccio, a dir la verità, ad un'altra corrente di pensiero.
Ammetterò, tuttavia, che in questa corrente di pensiero m'identifico, al presente, io soltanto.
Più che una corrente, in effetti, è uno spiffero.











affrancato e spedito da Effe | 09:20 | commenti (7)


mercoledì, maggio 12, 2004

La Posta del Cuore
di Bartolomeo Pestalozzi da Pinerolo

A grande richiesta.
A gentile richiesta.
A richiesta
Solo per oggi, in omaggio, torna all'ufficio postale una vecchia conoscenza: il Pestalozzi.
Cioè a dire, il medesimo scrivente.
No, è che circa un anno fa mi trovavo ai mercati generali, a contrattare il prezzo di una fornitura industriale di friarielli.
Entrato in una losca taverna per rifocillarmi, ordinavo Birra e Salsicce.
A quel motto (una sorta di parola d'ordine, suppongo), sono stato bendato, incaprettato e spedito oltremare.
Ora faccio il cuoco presso la base della Legione Straniera in Sudan.
Sì, lo so che in Sudan non c'è la Legione Straniera, ma d'altro canto anch'io, come cuoco, sono piuttosto improbabile.
Non starei quindi a sottilizzare troppo.
Approfittando di una licenza-premio, rispondo a poche lettere della Posta del Cuore, rimaste inevase un anno fa.
Per i vostri quesiti urgenti contnuate pure a scrivermi, se volete.
Dovrebbero darmene un'altra di licenza, tra un anno.

"Caro Pestalozzi, dammi notizie rassicuranti: dov'è finito l'amore romantico e travolgente? Che fine ha fatto l'amore che fa volare oltre le nuvole? Che ne è stato dell'amore che riempie anima e cuore?" (Speranzosa 2000)
E' morto. Passiamo alla prossima lettera.

"Pestalozzino bell... "
La prossima!

"Gentile Pestalozzi, lui è un anziano impiegato dell'INPS. Sarà sincero, quando mi promette passione, passione, passione? " (Dubbiosa-mente)
Pensione, Dubbiosa. Forse voleva dire pensione.

Bene, per le prossime lettere pubblicherò solo le risposte, così facciamo prima:
Sì,
Sì,
No,
Prima dei pasti,
Con te neppure se mi paghi,
Fatti suora che'è meglio,
L'omo è omo,
Ma anche no.


Per tutte le altre lettere, ci vediamo tra un anno, minuto più minuto meno.
Saluti
Bartolomeo Pestalozzi da Pinerolo









































affrancato e spedito da Pestalozzi | 14:23 | commenti (32)


Oi dialogòi
La rabbia e l'orgoglio
i dolori del Giovane Premier

Le televisioni di tutto il mondo hanno appena diffuso le terribili immagini delle torture subite dai prigionieri in Iraq.
Nel castello di Arcore, il premier attende ai suoi alti impegni istituzionali, seduto di fronte al pc.

Silvio - B9.. cribbio, l’ho mancata. Allora, vediamo… D7! Acc… Ma dove diavolo è nascosta, l’ammiraglia?
(entra con passo felpato il fido maggiordomo Letta, altrimenti noto come Fidoletta).
Fidoletta - Signore…
Silvio - Un momento, un momento. Non vedi che sono occupato?
Fidoletta - Sì, Signore, me ne dolgo, ma è successa una cosa gravissima. L’ho appena visto in televisione.
Silvio - Uh, Fidoletta, tu ancora dai retta alle televisioni!
(la suoneria di un cellulare riproduce le note di Sono fuori dal Tunnel).
Cribbio! Chi diavolo è che suona le canzoni di Caparezza? Lo sapete che mi è antipatico, con tutti quei capelli.
Fidoletta - Signore, è un cellulare.
Silvio - Lo, so, lo so. Credi che sia rimbambito? E di chi è, questo cellulare?
Fidoletta - E’ il suo, Signore.
Silvio - So anche questo, cribbio! E’ solo che non ricordo più dove l’ho messo. Dove l’ho messo, Fido?
Fidoletta - Ce l’ha in mano, Signore.
Silvio - Ah, questo? Ecco perché non riuscivo a cambiare i canali della tv. Mi pareva strano, in effetti, che esistesse un telecomando con il vìbrator.
Fidoletta - Vibracall, Signore.
Silvio - Fa lo stesso. Adesso lasciami rispondere. Pronto? Oh, ciao Giulio. (rivolgendosi al maggiordomo) E’ Giulio. Come, non ti ricordi più cosa avevamo deciso per la riduzione delle tasse? Bel ministro dell’economia. La devi smettere di dire "tanto mi ricordo a memoria". Devi prendere appunti. Te l’ho regalata la Smemoranda a Natale, no? E allora usala. Comunque, senti: avevamo detto meno tasse per i transatlantici e per le ville con annesso parco di querce secolari. Te lo ricorderai? Mi raccomando, non fare confusione come al solito. Non ho detto "prima casa", eh? Va bene, ciao, ciao.
Fidoletta - Signore, quella cosa terribile della televisione…
Silvio - E va bene, dai, cos’è successo?
Fidoletta - Ebbene… il Grande Fratello l’ha vinto Twinky.
Silvio - Nooo!
Fidoletta - Signore, non faccia così.
Silvio - Nooo!
Fidoletta - Signore, la prego, non si strappi il posticcio, che già abbiamo dovuto rifilare in alto tutti i manifesti col faccione per nasconderle la calotta.
Silvio - Oddioddioddio, che dolore mi hai dato. Io avevo scommesso mille euri su quell’altro, come si chiama, il biondino. L’avevo anche detto a quelli di Mediaset, come dovevano andare le cose. Oddioddioddio!
(squilla ancora Caparezza) Ma chi è che mi secca, in questo momento così difficile?. Pronto? Ah, ciao Giuliano. (rivolgendosi al maggiordomo) E’ Giuliano. Come? Vuoi una mia dichiarazione circa i gravi fatti mostrati in televisione? Ebbene, scrivilo pure, sul Foglio: sono addolorato. Molto addolorato. E’ una vergogna intollerabile. Chiederò formalmente che ai colpevoli venga comminata la giusta punizione. No, non sono troppo duro. Di fronte a certe cose è in ballo la mia credbl… la mia credilbl… la mia dirittura morale, ecco. Va bene, ciao, ciao.
Fidoletta - Signore…
Silvio - No, Fidoletta, adesso basta. Ci sono cose importanti che devo fare. Qui c’è una guerra in corso. A proposito: adesso siediti davanti al pc, e spiegami da capo come funziona Campo Minato.



































affrancato e spedito da Effe | 09:36 | commenti (35)


martedì, maggio 11, 2004
E poi basta così

Ma come, era solo un trenino?
E io che credevo fosse un'installazione di Cattelan.



affrancato e spedito da Effe | 17:58 | commenti (8)


Se questa è un'onta

Scrive Luca Sofri, nei commenti a questo post di Sir Squonk:

" A fare troppi trenini antiretorici, si rischia la retorica del trenino. Si rischia che resti solo il trenino. E d'accordo, può darsi che non sia un rischio. E che la gita scolastica si riveli davvero l'intento rivoluzionario dei bloggers. Ma l'espressione "gita scolastica" è proprio quella che ho in testa io quando sento leggo conversazioni nei commenti di cui non capisco i codici, gli ammiccamenti, le battute, l'uso gergale del "lei" e del "signor", la convinzione esibita di essere sempre molto simpatici e spiritosi. O sono io che sono diventato Tiziano Scarpa? Ciao, L."

Ho già dato una mia prima risposta negli stessi commenti.
Troppo accomodante, me ne rendo conto.
Nel senso che se le stesse cose le avesse davvero scritte Tiziano Scarpa, mi sarei mangiato l'autore, incurante del fatto d'aver la dentiera instabile.
E allora replico e rilancio da qui.

Caro Prence Witt (se Prence ancor non è ingiuria),

rispetto al rischio palindromo dell'eccesso, preferisco peccare di understatement piuttosto che di seriosità.
Il pericolo (non solo nel blog, intendo nella vita reale, se mai ve n'è una) è quello di prendersi esageratamente sul serio.
Di credere che quello che gli altri pensano di noi corrisponda minimamente a verità.
Di creder-ci, insomma.
Dio ci salvi dalle cattedre e dalle lectio mirabilis.
E comunque, Scarpa l'avrebbe detto con maggior retorica, se mi si passa l'appunto.
Ossequianze,
Effe






















affrancato e spedito da Effe | 14:54 | commenti (9)


Ipse dixit

Chi: un Gonio incredibilmente NON un poco apocrifo(*).
Cosa: quel che vuole dal blog.
Come: bacchettando a destra non meno che a manca.
Quando: adesso, prima che se ne penta e ritratti.
Dove: qui

(*)Chiedo venia, ma era più vero del vero, che diamine.








affrancato e spedito da Effe | 11:26 | commenti (10)


Il blog è dei blogger

Dunque lo si ammetta, una volta e per sempre: gli incontri tra blogger vengono indetti al solo e inconfessabile scopo di poterne scrivere il giorno dopo in modo allusivo, utilizzando codici comprensibili solo ai carbonari che possono dire Io v'era.
Detesto tutto questo.
Se m'adeguo, è solo per obbligo contrattuale.
Tenetevelo per detto.


Il blog è dei blogger
(sul tema di Un mondo d'amore di Gianni Morandi. Che volete, la cultura di riferimento è codesta)

C'è un grande prato verde
dove siedono i blogger
poi qualcuno s'addormenta
Quello è il grande prato del Salone

Uno: non connetterti, Splinder non c'è
Due: "il privato è pubblico", l'hai scritta te?
Tre: la Pizia è l'unica che sa cos'è.
Quattro: non ti dilungare, o se ne andranno.
Quando avrai le tasche piene e i blogger lascerai
Per le vie del centro poi si perderanno
parleranno mal dei morti tuoi.

O Relatore, non lo sai
Ma se continui sono guai
Tu parlerai ai blogger ma
il blog ha i suoi comandamenti.

Uno: non connetterti, Splinder non c'è
Due: "il privato è pubblico", l'hai scritta te?
Tre: la Pizia è l'unica che sa cos'è.
Quattro: non ti dilungare, o se ne andranno.
E la sera capirai, tra le mura tue,
senza conseguenze, senza troppi danni
che
il blog è dei blogger.

(apdeit: per alcuni accenni di polemica conseguenti al blogconvegno tenutosi al Salone del libro, vedansi anche i commenti al post sottostante)








































affrancato e spedito da Effe | 10:25 |