URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, aprile 30, 2004

Oi dialogoi
Gioventù bruciata

Interno.
Un tranquillo dopo cena nei Quartieri Spagnoli.
Sulla tovaglia a quadretti bianchi e rossi, qualche traccia di pomodoro lasciata da uno spaghetto ribelle.
In sottofondo, musica di mandolini.
E tutto quanto fa Eduardo, insomma.

Figlio- Mammà, papà. Ho una cosa da confessarvi.
Padre- Ué, guagliò, non ci fare preoccupare.
Madre- Che c’è?
Figlio- E’ una cosa… beh, sapete, non è facile da dire.
Padre- Oggesùmmaria, non avrai mica inguaiato qualche ragazza?
Figlio- No, no. Si tratta di me. Di quello che sono. Di quello che sono in realtà.
Padre- Ecco, lo sapevo, ti droghi. Hai visto, Nunzia? Te lo dicevo io che avevamo un figlio drogato.
Figlio- Ma no, che c’entra? Qualche cannetta ogni tanto, magari. Ma non si tratta di questo.
Madre- E allora?
Padre- No, non dirmelo: hai rubato. Scippatore? Topo d’appartamento?
Figlio- Ma no, perché? Al massimo non timbro il biglietto quando salgo in tram, ma non lo definirei esattamente un furto.
Madre- E allora perché quella faccia buia? Mioddio, non avrai mica qualche malattia!
Figlio- Mammà, papà, promettetemi che mi vorrete ancora bene anche dopo che ve l’avrò detto.
Padre- Beh, un momento, parliamone.
Madre- Gennarì, ma che dici? Certo che gli vorremo bene, i figli so’ piezz’e core.
Padre- E vabbuò…
Figlio- Allora, è questo. Io ho scoperto di essere…
Madre- Sì?
Figlio- Io ho compreso di essere…
Padre- E allora?
Figlio- Io non voglio più nascondervi il fatto che sono…
Padre- Guagliò, se non parli t’accido.
Madre- Gennarì!
Padre- Ma questa tensione mi farà venire un infarto!
Madre- Parla, bell’e mammà, lo vedi in che stato è tuo padre?
Figlio- Io..io…mamma, papà.. io sono un… un blogger!
Padre- No!
Madre- No!
Insieme- No!
Figlio- Sì, sì, io sono un blogger, e lo voglio gridare a mondo. Sono stufo di nascondermi, di fingere d’essere quel che non sono!
Madre- Per carità, non gridare così, ti farai sentire dai vicini!
Figlio- E che sentano, che me ne importa?
Padre- Porta rispetto a tua madre, sai?! Che dirà di noi la gente?
Madre- Ma sei sicuro? Magari è una cosa passeggera.
Figlio- No, no, ormai ne sono certo.
Padre- Chist’è uscito pazzo.
Madre- Ragiona, figlio. Devi fare qualcosa. Il parroco dice che son malattie, che bisogna curarsi.
Padre- Nunzia, cerca sulle pagine gialle l’indirizzo di qualche comunità.
Figlio- Ecco, lo sapevo. A parole siete tutti aperti e tolleranti, ma poi…
Madre- Anche tu, però, darci questa notizia in modo tanto brutale.
Figlio- Basta, ho deciso. Me ne vado da casa. Voi non mi permettete di realizzare la mia vera personalità. Addio.
Madre- Ma no, dove vai, resta!
Padre- Niente, se n’è andato.
Madre- Gennarì, ma dove abbiamo sbagliato?
Padre- Nunzia, tienimi la mano, ho le palpitazioni.
Madre- Stai calmo, Gennarì, scetate. Domani telefono al mago di Arcella, quello una soluzione senz’altro la trova.
Padre- Uno si ammazza la vita per dare tutto ai figli, per farli crescere bene, per farli studiare, e poi cos’ha in cambio?Aveva ragione mia madre: era meglio se s’imparava ‘o zappatore.






















































affrancato e spedito da Effe | 10:22 | commenti (32)


Rivelazioni

Sir Mahatma Squonk (SMS per gli amici), si domanda cosa sia diventato il suo sito.
Nessuno, al di fuori di lui, può saperlo.
Se neppure lui ne ha idea, allora con tutta probabilità si tratta di un blog.




affrancato e spedito da Effe | 09:33 | commenti (5)


Vita da biker
puntata numero chisseloricorda

Sarò sintetico, mi viene naturale.

Ieri.
- Numero tute antipioggia possedute: 2
- Numero tute antipioggia ordinatamente riposte nell'armadio di casa: 2
Ergo, con semplice algoritmo:
- Numero tute antipioggia ordinatamente riposte nelle borse laterali della moto: 0
- Litri di pioggia schiantatisi sull'improvvido motociclista durante il tragitto lavoro-casa: uncontable
- Numero di indumenti asciutti dopo il tragitto: 3 kleenex nella tasca anteriore sinistra dei pantaloni (grazie alla pratica confezione apri-e-chiudi).
Però, a ben pensarci, mica lo so se i kleenex rientrano nella categoria abbigliamento.
Forse ho barato.











affrancato e spedito da Effe | 09:20 | commenti (9)


giovedì, aprile 29, 2004

Si attende l'uscita di una vicenda per cui c'è una grande attesa. La storia è torbida e avvincente e raccontata con una certa enfasi.
Il protagonista, stanco e deluso, incontra il suo sè in forma di quel nick che sconvolse di una folle passione la sua vita e nota "un'incredibile somiglianza" tra quel giovane ego e la follia che lo aveva generato. Per dimenticare ("come se un server potesse dimenticare") egli era andato ad abitare una piattaforma gotica "che spiccava tetragona, si slanciava verso il vuoto con i suoi lati levigati e i suoi angusti angoli retti, sotto un barbaglio di azzurro che scivolava sull'ardesia del cubo", e che "brillava come un monolite azzurrognolo nell'oscurità del codice". E lui, "istinto alla deriva nel mare buio e vuoto del già pensato e del già citato" con l'amata "stella del cazzeggio a guidare la mia rotta" aveva scelto questo particolare server ("ero stato ammaliato, soggiogato nel corpo e nello spirito, e avevo bisogno di un podio da cui dove apparire") "sull'orlo di un dirupo affollato di cinquantamila consimili, su un precipizio che si getta tra le rocce oscure della scrittura compulsiva". Un luogo in cui "l'ammuina era tesa, fresca, satura di aggregazione, la sentivo sul testo e sul contesto, e trasportava fino a me lo stridio degli astanti" e dove capita di essere "esposti agli elementi ed ai commenti".
Il narratore, stanco, racconta del suo incontro col suo sè letterario ("Oh, Nick", "Nick caro", "povera identità adorata", "mio url!") che "cadrà nell'oblio del detto come la predica di un dio morente" ("postare, quanto amavi postare"), coi pazienti lettori e col proprietario del sito ("povero vecchio sfeeduciato") che gli dava asilo: "il mio cuore era in un template ammuffito, chiuso da troppo tempo, in cui tuttavia aveva cominciato a spirare un'aria fresca e pulita".
Segue la storia della passione sbocciata e avvizzita "dentro di me era ancora tutto allo stato embrionale, niente di più di un'inquietudine che avvertivo nel profondo" per la dimensione dai cangianti chiaroscuri "compressi nel tentativo di quadrare la blogsfera nel cubo: ma chi nasce sfera non può morire nel cubo". Gli incontri avvengono di giorno mentre "il terziario stava avanzando, la città era una dolce sinfonia di travet in toni di grisaglia tra l'antracite e il nero, con un solitario brandello di creativi che pescavano altrove, sospesi tra il sole e il cielo, illuminando una chiazza di disoccupati pastello", poi ridotti all'immagine kubrichiana "lunghe scie d'azzurro e bluetto che si insinuavano nel tetragono monolite, cubo d'amore deluso in cui la passione stava scemando, mentre alta nel cielo era comparsa una nuvola variegata a forma di freccia, con la punta rivolta verso una nuova meta", o tra "i sibili e il barbugliare delle parole che rotolavano, che mormoravano e schiaffeggiavano i server, alla ricerca del post perduto", e sono narrati con delicati accenni di sensualità: "quando quella mattina digitai l'indirizzo qualcosa urlò dentro di me", "per un istante pensai alla cura che avevo dedicato a quelle parole e il mio cuore presago palpitò", "scrollai rapidamente la pagina di quel tanto che mi permise di capire che nulla restava se non un vuoto".
Una piattaforma che corre via leggera, fuggevole, in attesa del prossimo disservizio: "per l'orologio della mia pazienza furono ere, eoni, eternità".

Le atmosfere à la Patrick McGrath le trovate in questo nuovo bestseller, intitolato "Il morbo di Splinder".
Pubblicato, qui, adesso, poi domani forse no, scomparso.








affrancato e spedito da gonio | 12:07 | commenti (7)


Resta di stucco, è Splindertrucco

In questo momento (se leggerete domani, lascio l'opzione In quel momento), Splinder si sta producendo in una nuova e sorprendente performance: la sparizione dei post.
Che Tony Binarelli gli fa un baffo, per dire.
Dice che è la nuova versione di Splinder, la 2.0.
Nel senso che, dove prima avevi due post, ora non ne hai più neppure uno.
Se solo riesco a capire il trucco, torno a casa e implemento il cassetto delle cambiali.






affrancato e spedito da Effe | 11:06 | commenti (15)


Scontro generazionale

Dialogo tra Padre e Figlio:

«Gesùggesù, quante preoccupazioni mi dai. Bada che, se continui così, rischi di fare una brutta fine».

(autoplagio dai commenti di Caracaterina)

affrancato e spedito da Effe | 10:07 | commenti (5)


Istituzioni Politiche Comparate

D'accordo, loro avranno pure gli Ulema.
Noi però si ha D'Alema.
Propongo, immediato, lo scambio.




affrancato e spedito da Effe | 09:45 | commenti (3)


Il mago Zurlì
avea du' sfere così
(di cristallo, intendo)

Lo so anch'io, questo è un momento d'intimismo insopportabilmente stucchevole.
E anche fuori target, data l'età media dei blogger (siete adolescenti, non abbiatevene a male, l'ha detto la tv).
Ma io ricordo, dall'era mesozoica della mia lontana infanzia, una canzone dello Zecchino d'Oro - e considerate l'insondabilità della mente: mi ricordo questa e non, per dire, l'esito del referendum sull'allargamento dell'articolo 18. Abbiamo vinto, mi pare, uh? - intitolata Il Lungo, il Corto e il Pacioccone
Che il mago Zurlì avesse previsto con trent'anni di anticipo l'infausto avvento del Triciclo ulìvico?

(Cino Tortorella sarebbe stato un gran bel blogger, parlandone da vivo.
Come dite?
Non è morto?
Diamine, non ancora?!)










affrancato e spedito da Effe | 09:43 | commenti (6)


mercoledì, aprile 28, 2004

L'aggregator ha Rothko!

"The progression of an aggregator's work, as it travels in space from élite to crowd, will be toward spiciness: toward the elimination of all obstacles between the counter and the idea, and between the idea and the reader."



affrancato e spedito da gonio | 16:25 | commenti (11)


Presuntuosi sul Blog Aggregator

Ora, a chi segue l'Aggregator del Guru Granieri è noto che esiste, per il postante (o si dirà postulante, giacché si elemosina attenzione?), la possibilità di dare al proprio aggregàtopost una visibilità particolare rispetto agli altri.
Grazie a questa opzione (detta del peperoncino), il titolo del post apparirà sull'aggregatore automagico evidenziato in un trendissimo giallo canarino.
Bene.
Anzi, male.
Si suppone infatti che questa opzione debba essere riservata agli interventi davvero rilevanti per contenuto e/o per forma.
E invece.
E invece, pare che ultimamente i blogger si ritengano depositari di verità straordinarie e autori di post che l'umanità non può assolutamente fare a meno di conoscere.
E gialleggia l'Aggregator, sempre più.
In questo momento, ci sono sette post-canarini nel Journal, ed altri otto nel Daily Village. Poco meno della metà del totale, malcontando.
Oggi mi sono grattato un orecchio, aspetta che lo evidenzio in giallo da Granieri.
Una rondine non fa primavera, corro subito subito a sottolinearlo tre volte sull'Aggregator.
Ma davvero ritenete di avere cosi tante cose interessanti da dire?
Davvero pensate che la gente abbia così tanta urgenza di leggervi?
Non sarà forse che, a furia di aggregare, vi si sono disaggregate le sinapsi del cervelletto?
Occorre maggior senso della misura, e pari umiltà.
Un passo indietro, maledizione.

Ovviamente, questo pezzullo lo posterò da Granieri.
Ma certo, che domande: evidenziato in giallo.


















affrancato e spedito da Effe | 10:29 | commenti (71)


Imprimatur

Se è importante, accade sul blog

Controprova

Se non è sul blog, non esiste


affrancato e spedito da Effe | 09:45 | commenti (7)


Flash-mob-blog

Sveglia!
E' l'ora!
Caffé e Rodeo online!
Adesso!
Qui!






affrancato e spedito da Effe | 09:09 | commenti (4)


martedì, aprile 27, 2004

tortura lex, sed lex

Secondo un emendamento proposto alla Camera dalla Lega, la tortura è reato solo se reiterata.
Finalmente perseguibile la presenza di Belpietro in tv.



affrancato e spedito da Effe | 15:14 | commenti (7)


 

All'ombra de' template e dentro i post
commentati d'impulso è forse il sonno
del blog men duro? Ove piú l'Estro
per me al counter non fecondi questa
barnumiana famiglia e sì animata,
e quando vaghe di cazzeggio innanzi
a me non danzeran l'ombre dei feed
,
né più tu, dolce amico, mi farai il verso
e la lesta simmetria che lo governa,
né piú nel cor mi guiderà lo spirto
del Giusto Sentiero e dell'ardore,
solo decoro a mia fatica raminga,
qual fia ristoro a' idee perdute un segno
che distingua i miei dagli infiniti
motti che d'ogni ammuina semina il blog?
Vero è ben, caro Herzog! Anche il cazzeggio,
ultimo Dio, fugge i commenti: e involve
tutte cose dal cinema il silenzio;
e una ansia operosa le placa
di motto in motto; e il troll e le sue bombe
e l'estreme assonanze e il deliquio
del post e del commento travisa il senso.
























affrancato e spedito da gonio | 13:06 | commenti (15)


In morte del commento Giovanni
(che i commenti c'è chi li chiama interventi, chi pensierini.
Io li chiamo Giovanni, embé?)

Un dì, s'io non andrò 'sì trolleggiando
di blog in blog, me vedrà seduto
sul suo template, o Marquant mio, gemendo
l'opzion de' suoi gentil commenti caduta.

Questo di tanta fuffa oggi mi resta!
O Marquantin, almen i camei li renda
di Gonio al popol e all'audience mesta









affrancato e spedito da Effe | 12:42 | commenti (2)


L'Idiota
(mica quello di Dostoevskij)

E’ una cosa che non consiglio, davvero.
Addormentarsi mentre si legge il giornale a letto, con una foto del ministro della giustezza Saltelli (copirait primordiale) che occhieggia vispo (d’accordo, è un momento di alto umorismo) dalla pagina aperta.
L’intera notte funestata da incubi: il D.G. della Rai Cattaneo che rincorre e prende a calci l’Annunziata che rincorre e prende a calci Bonolis che rincorre e prende a calci Renato Bilancia che rincorre e prende a calci me).
Al mattno, poi, cerchio alla testa, fiatone e un persistente dolore al fondoschiena.
Lo sai già che, in queste occasioni, il malumore è assicurato fino a sera.
Questa è la tua Giornata Nera periodica.
La cosa potrà anche rimanere entro i canoni della sopportabilità, se avrai la ventura di non incontrare l’Idiota, il Mefitico Individuo, quello in grado di assestarti il colpo finale con la sua molesta presenza.
Certo, dovrai essere molto, molto fortunato, per riuscire a evitarlo.
Ma non lo sarai.
Oggi è la tua Giornata Nera, ricordi?
Oh, non potrai dimenticarlo, stai pur certo.
Pazienza per la tazzina di caffè, ne prenderai un’altra al bar; la cosa seccante è quella macchia di pura miscela arabica sulla camicia pulita.
Se ancora non stessi pensando al conto della tintoria, forse non avvieresti la moto con la catena ancora inserita nella ruota anteriore. Adesso c’è quello strano rumore nel freno a disco, specie quando curvi a destra.
Se non ti fossi distratto a pensare al conto del meccanico, forse avresti visto il vigile che, con fare clandestino, pencolava dietro l’angolo, quando hai svoltato con il rosso.
Se non fossi stato assorto nel conteggio dei punti che ti ruberanno dalla patente, forse non avresti posteggiato distrattamente la moto proprio nel luogo dove un elefante incontinente aveva poco prima risolto i suoi problemi di vescica.
Ma, in ogni caso, ora sei al bar sotto l’ufficio, e pregusti il piacere solitario del caffè espresso in tazzina calda.
Ma no, non sarà possibile.
Si avvicina, è lui.
L’Idiota.
Forse te n’eri scordato, che questa è la tua Giornata Nera?
Ah, no, lo ricordavi benissimo, bravo.
Quanto tempo passerà, prima che l’idiotissimo avventore inizi a sproloquiare? Scommetti che saranno tre secondi?
Uno, du…

- Bella giornata.
Hai perso anche la scommessa con te stesso.
- Dicevo, bella giornata, eh?
- Questo lo dice lei, e ricordi che se ne assume tutte le responsabilità
- Uh, addirittura! Ah, senso dell’umorismo, vero?
- Prossimo allo zero. Il suo, intendo.
- Beh, comunque dice che la primavera...
- "Dice " chi? Sia più preciso.
- ...è finalmente inziata.
- Fantastico, ora torno subito a casa e stappo il magnum di Berlucchi.
- La natura si risveglia, i fiori, le api...
- Attento allo shock anafilattico
- Ma che fa, porta jella?
- Devo limitarmi a sperare, purtroppo.
- Però è vero, per chi soffre d’allergia non è un bel periodo.
- Eliminando i chiacchieroni si starebbe già meglio.
- Ah, sono d’accordo con lei.
- E allora mi dissocio io.
- Ma scusi, lei è sempre così scorbutico?
- Macché, solo nei giorni dispari, e con gli individui petulanti, seccanti, molesti, inopportuni e con gli occhi azzurri.
- Ah, ma io mica ce l’ho, gli occhi azzurri!
- Lo so, ma dacchè risultano comunque soddisfatti tutti gli altri requisiti, per lei ho fatto un’eccezione. Fortunato, eh?

E' che io son così: faccio il duro ma, in fondo, son generoso d'animo.














































affrancato e spedito da Effe | 11:23 | commenti (11)


Scrittore d'avanguardia

Mi spezzo ma non mi spiego.


affrancato e spedito da Effe | 09:21 | commenti (37)


lunedì, aprile 26, 2004

Repubblica & banane

A Melfi la polizia carica gli operai in sciopero.
Mediaset taglia i pezzi di satira.
E cosa dicono di tutto questo, laggiù nella nostra Capitale?
Santiago del Cile, voglio dire.





affrancato e spedito da Effe | 13:44 | commenti (12)


Il caso editoriale dell'anno
Il Bar sotto il Faggio, dieci ragioni per leggerlo
(non tutte vere)

1) Perché è scritto davvero bene
2) Perché ogni pagina è brillante, e alcune addirittura esilaranti
3) Perché svela il quarto segreto di Fatima (sì, lo so che pensavate fossero solo tre, ma si trattava appunto di un segreto, no?)
4) Perché riporta con dovizia di particolari numerose scene di sesso estremo tra blogger
5) Perché quando un blogger scrive un libro, e compriamolo, no? (qui poi i blogger sono due)
6) Perché guarisce dalla pellagra
7) Perché mi hanno promesso lo 0,0005% sulle vendite
8) Perché stabilisce in modo definitivo una parola di verità sulla corretta preparazione delle melanzane alla parmigiana
9) Perché consente di usufruire di fantastici sconti presso tutti i migliori esercizi commerciali di Adis Abeba
10) Perché non c'è nemmeno un avverbio di modo in più del necessario. Veramente.

(lo so, potevo scrivere semplicemente "Perché è un bel libro, e la cosa è piuttosto rara". Gli è che son logorroico)

scrivici per prenotare, acquistare o avere maggiori informazioni su Il 
Bar sotto il Faggio













affrancato e spedito da Effe | 13:33 | commenti (11)


La disfida di Barletta

Ah, marrano del blog!
Deh, mariuolo del post!
Hélas, Caligola del web!
Sì, dico a te, Sir Mahatma Squonk.
E non far finta di non capire, che con me non attacca.
M'accusi ingiustamente, Putifarre internettiano, di rubarti la scena.
Insinui, Cicisbeo del virtuale, ch'io tenda reti per catturare i lettori 'sì come pesci.
Mi tacci, gentiluomo di banlieu, di far concorrenza, - ahimé! - sleale alla scuola milanese.
Ma d'altra pasta son fatto, non sai?
Ohi, e io che ti diedi il cuore.
Tale è la moneta, falsa, con cui mi ripaghi.
Oh, ma io ti banno.
Ti spammo.
Ti trollo.
Ti rubo la password e occupo il tuo blog come un Ivoforni qualunque.
Ti spezzo il counter, a dirla tutta.
Se ne hai il coraggio, rispondi.
Lancia in resta, e considerati schiaffeggiato

(l'uso del tu è propedeutico alla veicolazione dell'offesa, aut. min. rich.)

Apdeit delle 16.00 (manca poco, non siate pignoli): Signori, bookmakers, professionisti della scommessa e semplici guardoni: se lo spettacolo non vi è dispiaciuto, sappiate che non è stato altro che un prologo.
I due protagonisti del flame vi danno appuntamento per il 21 maggio, al Blogrodeo, per una sfida dal vivo di lotta nel fango (anche in senso figurato).
Ne sopravviverà uno solo e la blogosfera, dopo, non sarà più la stessa.
(n.b. per le scommesse, non si accettano più i capponi)






















affrancato e spedito da Effe | 10:31 | commenti (55)


Bucolica

In primavera, la natura si risveglia in modo prepotente.
Qualcuno dovrebbe darle una lezione.



affrancato e spedito da Effe | 09:52 | commenti (5)


venerdì, aprile 23, 2004

Ozi dubbiosi

Ma se si fondasse una cooperativa allo scopo di produrre indumenti costituiti di sole fibre naturali, con esclusione di quelle sintetiche, devolvendo poi il ricavato ad attività sociali, si potrebbe definire tale cooperativa un'associazione senza fini di lycra?


affrancato e spedito da Effe | 11:33 | commenti (15)


Anche i blogger hanno un volto.
Magari due.

La prima regola dell'incontro tra blogger è che poi non si parla dell'incontro tra blogger.
Poi, d'accordo, nella blogosfera non si contano più le eccezioni.
Io però son di quelli che le regole innanzi tutto.
Nei giorni pari.
Oggi però è dispari, e quindi non so.
Facciamo che lo dico, ma poi lo nego anche, così la forma è salva.
Gli è che ieri avevo appuntamento con un Noto Blogger che, per questioni di privacy, potremo chiamare con il nome di, vediamo un po', massì: Noto Blogger.
Ecco.
Ci si intenda: non uno di quelli che hanno un blog diaristic-giovanilistic-ombelicale.
No, no.
Parlo dello Scrittore Maledetto Virato Autoironico.
Uno che, sul suo blog, fa scrittura, mica cotica.
Uno che, anche quando parla, gli si sentono nella voce apostrofi ed elisioni.
Del Noto Blogger non conoscevo le fattezze fisiche né il nome al secolo; capirete la mia apprensione circa la possibilità di riconoscerlo tra la folla evitando brutte figure.
Chi ha seguito Herzog fin dai suoi esordi - ah, lasso! - ricorderà forse come andarono le cose, quando mi apparve nientemeno che Don Gonio. Essendo quello il segnale convenuto per il riconoscimento, zufolai nelle Trombe di Eustachio di un distinto signore, che trovavasi nel luogo d'appuntamento, una versione jazz-house-punk della Marsigliese, con foga e volume crescenti, finché il distinto summenzionato non scappò ululando e tacciandomi di pazzia (oltre che d'essere stonato).
Dati i precedenti, l'attesa per l'incontro con Noto Blogger mi aveva comprensibilmente snervato.
La sera precedente l'appuntamento avevo sognato di individuare a colpo sicuro Noto, per poi accorgermi che le lentiggini, le lunghe trecce e- soprattutto - il nome Helga non rientravano affatto nelle caratteristiche che supponevo appartenere a Blogger.
A quel punto mi ero svegliato di soprassalto, zufolando la Marsigliese (ci sono cose, nella vita di un uomo, che tendono a ricorrere nei momenti importanti).
Ieri è arrivato dunque IL giorno.
Giungo al Caffé Rossini con puntualità mediamente svizzera (nel senso che io sono arrivato leggermente in anticipo, Noto Blogger leggermente in ritardo; facendo una media, siamo stati precisissimi).
Nei pochi minuti d'attesa, sbircio all'interno del locale. Due interessanti personaggi, alternativi quanto basta, ricambiano il mio sguardo. Mi sento quindi incoraggiato ad entrare, e a rivolgere loro la fatidica domanda (riporto testualmente):
Per caso uno di voi due, nei momenti di follia, si fa chiamare Noto Blogger?
Lo sguardo dei miei interlocutori si fa interrogativo anzichenò:
Come hai detto, scusa?
Sì, dico, uno di voi è noto alla carboneria come N. B.?

Il loro sguardo passa ad una modalità perplessa. Negli occhi leggo chiaramente le seguenti ipotesi:
1) Ci vuole vendere un'enciclopedia
2) Adesso proporrà una colletta pro San Patrignano
3) Sono solo le diciotto e trenta, ed è già ubriaco
.
Mentre mi scuso per l'evidente errore e indietreggio inchinandomi deferente, i figuri mi domandano il perché della mia richiesta.
Balbetto quelche confusa spiegazione:
No, è che devo incontrare una persona che non ho mai visto prima, di cui non conosco né faccia nè nome. So solo che, in certe particolari occasioni, si fa chiamare Noto Blogger.
Il loro sguardo passa dalla modalità perplessa allo stadio di netta, nettissima disapprovazione. Ora le opzioni diventano:
1) Ma gli scambisti di coppia non si ritrovano solo di notte?
2) Certo che una volta gli spacciatori avevano maggior fantaasia
2) Sono solo le diciotto e trenta, ed è gia MOLTO ubriaco
.
A risolvere la situazione, per fortuna, è l'arrivo di Noto Blogger. E' lui a salvarmi, e per questo avrà la mia sempiterna gratitudine.
Ecco, io mi fermo qui, ché la regola m'impone di non dire altro.
Ed è un peccato, perché invece vorrei raccontarvi che questo incontro, per me, ha avuto significato.
E vorrei dirvi che di fronte a me, mentre parlavo con Noto Blogger, ho visto chiaramente non una, ma due persone: Arsenio, certamente, e senza dubbio anche Bravuomo, e tutti e due presenti con eguale intensità.
Ma ci sono cose che si possono riferire, e altre no.
E' la regola.
La verità, tutta la verità, non può esser detta.
Ma, in fondo, che importanza ha?
Nulla è vero.
Nulla è falso.
Tutto è blog*.

* (lo so, questo è un caso pietoso di incontinenza autocitazionistica. Me ne vergogno. Sapete, dev'essere l'età)

















































affrancato e spedito da Effe | 10:59 | commenti (16)


giovedì, aprile 22, 2004

Farsi giustizia con le proprie mani

L'altra sera ho compulsato nervosamente il telecomando per un paio di minuti consecutivi, costruendomi così un personal blob fatto di brevissimi spezzoni.
Ne ho tratto la conclusione di aver visto Socci che zappava nell'orto di una Fattoria.
Quest'anno lo devo proprio rinnovare, il canone.




affrancato e spedito da Effe | 13:41 | commenti (10)


Frase soffiata a una frase soffiata

Le categorie l'imitano, il pensiero
(Zu, Mistral)



affrancato e spedito da Effe | 13:06 | commenti (1)


Ostaggio di noi stessi

Eccellentissimo sceicco Kubeissi, Falluja, Irak: "Le dichiarazioni dei vostri politici sono imprudenti".
Deve aver sentito Tremonti quando ha parlato del contenimento del deficit.



affrancato e spedito da Effe | 12:45 | commenti (6)


La gggente ha diritto di sapere

Si è detto che il titolo a tutta pagina su Libero (Berlusconi fa sospendere la guerra), fosse eccessivamente trionfalistico.
Io ritengo, al contrario, che sia stato lacunoso, così come l'articolo cui si riferiva.
Perché, infatti, viene taciuto al popolo che il premier, con la sola imposizione delle mani, guarisce dalla scrofola, fa stagionare i prosciutti e risolve il problema delle mucillaggini?




affrancato e spedito da Effe | 10:49 | commenti (9)


Bollettino medico 2

«Maradona: sempre in prognosi riservata»
Dev'essere per questioni di privacy.



affrancato e spedito da Effe | 10:15 | commenti (3)


Bollettino medico

«Bossi migliora, ora può stare anche seduto in poltrona».
E' proprio vero che a certe cose non si rinuncia.



affrancato e spedito da Effe | 09:57 | commenti


My own BabelFish

Lo scultore greco arrivò vicino al significato dell'applicazione concreta degli studi sulle relazioni di vicinanza nel rapporto uomo - cosa, senza mai coglierlo del tutto. Rimase però fiducioso nella possibilità di procedere per ulteriori tentativi.

Prassitele s'approssimò alla prassi prossemica per approssimazione. «Sarà per la prossima».


affrancato e spedito da Effe | 09:35 | commenti (35)


Piano editoriale

Inutile inseguire l'originalità: tutto è stato già scritto, e molte volte.
Si può solo tentare di scriverlo in modo diverso.

D'ora in avanti, userò il cirillico.



affrancato e spedito da Effe | 09:29 | commenti (4)


Lo aveva già capito

Del pensare il mondo in forma di post, del nutrire il proprio personaggio, del chiamare gli altri con il loro nick, del finire col crederci.

Così mi sono trasformato
nella finzione di me stesso
a tal punto
che ogni mio sentimento naturale
immediatamente, appena nasce,
si trasforma in un sentimento
dell'immaginazione

(Pessoa Fernando, blogger)








affrancato e spedito da Effe | 09:27 | commenti (6)


mercoledì, aprile 21, 2004

Dopo un contorto giro di mail, giunge all'ufficio postale una lettera minatoria del temibile kamikake Papi. Cedendo al ricatto del narcisismo, volentieri pubblichiamo.

VARIAZIONI IN EFFE

>

> Effendi = post di Effe offensivi e sgradevoli (che fai? effendi?)

> Effervescenti = post di Effe allegri e spumeggianti.

> Effetti = piccoli post personali da tenere in valigia.

> Effetto = post di Effe risultante dal consumo di 100 g di materia grigia.

> Efferato = post di effe profondamente pensato e confermato

> Efferenti = post di Effe che portano fuori strada i lettori.

> Effimero = post di Effe che vive per un solo giorno.

> Effemeridi = post di Effe postati al sorgere del sole o al tramonto.

> Raccolti in tabelle.

> Effrenato = famoso cantante di scarso valore fratello di Effe.

Ciao. papi


affrancato e spedito da Effe | 16:06 | commenti (17)


Arti e Mestieri

Sarà stato il cambio di millennio.
Sarò stato l'avvento della new economy.
O forse il buco dell'Ozono (noto tossicodipendente dell'ostiense).
Fatto sta che alcuni mestieri, già in auge in passato, ora vanno tristemente scomparendo.
La mondina, ad esempio, che un tempo ingentiliva con la sua curva presenza le piatte campagne del nord-ovest, con gran soddisfazione delle zanzare autoctone.
O lo scrivano pubblico, che traduceva amori e lontananze e intere vite in poche righe vergate con cura; oggi lo scirvano non esiste più, e non è dato sapere se il fatto è dovuto alla definitiva sconfitta dell'analfabetismo, o a una sua più generale diffusione.
Un altro nobile mestiere che sta ormai scomparendo è quello della centralinista.
Ormai, ogni azienda con più di un dipendente ha sostituito la figura della centralinista con un anonimo risponditore automatico, che neppure puoi litigarci, essendo il risponditore notoriamente dotato di impassibile flemma.
Naturalmente, esistono anche in questo campo delle significative eccezioni.
Così è stato per il protagonista di questa storia che, per ragioni di privacy, indicheremo con il nome fittizio di Spartaco (in realtà si chiama proprio Spartaco).
In primo luogo, Spartaco è un'eccezione già solo per il fatto di essere UN, e non UNA, centralinista.
E poi, è stato l'unico centralinista che abbia mantenuto ruolo e funzioni anche nel nuovo millennio.
In effetti, il merito di tutto va riconosciuto al suo datore di lavoro, commendator Ugo de Ughis, noto anche come il cumenda tanto buonino.
Quando gli proposero il risponditore automatico, il cumenda pensò subito a Spartaco: immigrato di Tor Pignattara, cinquantenne, moglie a carico.
Se fosse stato licenziato, che fine avrebbe fatto?. Per tutta la vita, Spartaco era stato centralinista. Un vero esperto, nel suo campo, ma incapace di riciclarsi in altri ruoli.
D'altro canto, l'azienda non poteva rinunciare ad un'immagine che fosse più moderna ed evoluta, da new economy.
E allora il cumenda, lì per lì, inventò per Spartaco un mestiere nuovo di zecca: il Risponditore Automatico Umano.
Non fu facile, durante i primi tempi, ma presto l'immigrato romano imparò a rispondere ad ogni telefonata ripetendo con tono immutabile
Se volete parlare con l'amministrazione, premete 1, se volete parlare con il commerciale, premete 2 ...
La parte più complessa si rivelò essere l'interpretazione dell'opzione scelta dall'interlocutore: a seconda del diverso suono emesso, Spartaco doveva capire quale tasto del telefono era stato premuto.
A volte il suono non giungeva in modo chiaro, e allora il Risponditore Umano, con voce neutra, invitava a
Ripetere, prego.
Se ancora la scelta non risultava intelleggibile dopo un paio di
Ripetere, prego,
Spartaco perdeva la pazienza, intervenendo con risolutezza:
Ahò, a manina delicata, se po' sapè con chi è che hai da parlà?
Gli interlocutori, sulle prime, restavano un po' intedetti, ma poi apprezzavano l'aiuto che il Risponditore Umano era in grado di prestare:
Ahò, avete schiacciato er tasto 1, quelo de l'aministrazione, e invece dovete da parlà cor commerciale.
Ah, va bene, grazie. Me lo passi pure.
Ma chi?
Il commerciale, l'ha appena detto lei.
Allora dovete schiaccià er tasto 2
Ma che bisogno c'è, se gliel'ho già detto a voce?
Er sistema funziona così, nun ce sta niente da fà.
E così, in questo nuovo ruolo, Spartaco ha potuto raggiungere tranquillamente l'età della pensione.
Ora è rientrato in patria, e con i soldi della liquidazione ha comprato la metà di un villino bifamiliare nella parte-bene di Tor Pignattara.
Pare che la convivenza con la moglie, un'autentica Santippe, non sia delle più facili. Ma anche nella nuova situazione il nostro Spartaco, facendo tesoro dell'esperienza, riesce a non perdere la calma e, continuando a leggere il giornale, risponde alle contumelie della consorte con voce neutra:
Se volete litigare, premete 1, se volete rompere i piatti, premete 2...







































affrancato e spedito da Effe | 12:05 | commenti (15)


Quiz "a" premi
(dove "a" è da intendersi come alfa privativa)

Quale collegamento logico unisce Margaret Mitchell al nuovo film di Davide Ferrario, nei cinema a partire dal prossimo 23 aprile?
Difficile, eh?




affrancato e spedito da Effe | 10:56 | commenti (7)


Loschi Figuri

Prendo coscienza, leggendo qui e là post e commenti, che la fantasia dei blogger nell'uso della parola non conosce davvero confini, se non quelli informatici di banda.
E se è vero che ne uccide più la penna che la spada, trattasi evidentemente di banda armata.



affrancato e spedito da Effe | 10:40 | commenti (1)


martedì, aprile 20, 2004

CHIUSO PER INVENTARIO

(nel senso che qualcosa bisognerà pur inventarsi)


affrancato e spedito da Effe | 09:05 | commenti (40)


lunedì, aprile 19, 2004

De Aeternitate

- Caro Effe, lei è eterno (Gaspare)
- Caro Gaspare, sembro eterno; in realtà, sono solo un po' prolisso.(Effe)
(da uno scambio di convenevoli su Black Cat)




affrancato e spedito da Effe | 14:54 | commenti (10)


Tutto ha fine

E la tensione creativa, e l'ansia da prestazione, e il counter, e i troll, e la connessione e tutto.
Basta.
E' deciso.
Questo blog chiude qui.

 

 

 

 

Diamine, l'ho già riaperto.
Mi siete mancati.






affrancato e spedito da Effe | 14:42 | commenti (24)


Calendario Giuliano

Lunedì?
Cioè, davvero oggi è lunedì?
Ma non si era detto che, per questa settimana, si saltava?
(in risposta a Sphera)





affrancato e spedito da Effe | 11:58 | commenti (14)


Politica Internazionale

Pare ci siano speranze per la liberazione degli italiani tenuti in ostaggio a Falluja.
Per gli italiani residenti in patria, invece, la liberazione è rimandata ancora di un paio d'anni.



affrancato e spedito da Effe | 11:05 | commenti (7)


Aiutiamolo a migliorare la campagna elettorale

Manifesto con faccione e la scritta : 50% di azzurro in più nel cielo
Manifesto con faccione e la scritta : 100% dei salmi finiscono in gloria
Manifesto con faccione e la scritta : gli spaghetti tengono di più la cottura




affrancato e spedito da Effe | 10:41 | commenti (7)


Piccoli soviet crescono

Dirimpetto alla mia magione trovasi un basso edificio in mattoni rossi.
E' la Scuola Elementare di Stato Perotti, luogo cult del quartiere in quanto che, quando non impiegato come istituto correzionale per la doma di minori recalcitranti, viene adibito a seggio elettorale politico-amminsitrativ-referendario.
Con mia sorpresa, questa mattina l'elementare Perotti appariva avvolta in striscioni e tazebao.
"Per migliorare la scuola occorrono risorse"
"Zona demorattizzata".
"La scuola delle tre «
: inefficienza, ingiustizia, involuzione".
Qualcuno avverta le Autorità: la città è ormai preda di un manipolo di pericolosi comunisti seienni.








affrancato e spedito da Effe | 10:35 | commenti (9)


sabato, aprile 17, 2004

Maltusiano Herzog

Effe Herzog è quella cosa

che in un blog scrive costante

nei week end però è vacante

e ci lascia a bocca asciut.









affrancato e spedito da SignorinaSilvani | 17:04 | commenti (6)


venerdì, aprile 16, 2004

Don't Forget BlogRodeo

Anche oggi (e poi, chissà?) alle 13.00 gioco on-line per i bravi scrittori (e anche per noi, via).
Addirittura, premi sponsorizzati.
E nemmeno Gerry Scotti a importunarti con quelle dannate domande.
Sapevàtelo.
QUI






affrancato e spedito da Effe | 12:26 | commenti (13)


Tutta Italia, isole comprese

Sabato, tarda mattinata.
Mi trattengo pigramente in salotto, a considerare che il mobilio meriterebbe d'essere fnalmente rinnovato.
Non l'avessi mai fatto.

Campanello: Sing Song (il mio campanello fa sing song, embé?)
Vado ad aprire la porta. Sul pianerottolo, una dozzina di ometti ben vestiti e ipersorridenti.
Ometti: Buongiorno! Possiamo entrare?
Io: Mah, penso di no. Perché dovreste?
Ometti: Ah, ci scusi, non ci siamo nemmeno presentati. E magari lei è uno di quelli che gli estranei...
Io: Uno di quelli, sì.
Ometti: Ebbene, piacere: noi siamo gli Architetti.
Io: Niente meno. Potevate dirlo prima, vi avrei fatto trovare la fanfara.
Ometti: No, non ha capito, noi siamo gli architetti di Aiazzone.
Io: Chi?!
Ometti: Aiazzone, il noto mobilificio di Biella. Siamo venuti a prendere le misure.
Io: Ma...
Ometti: Lei vuole cambiare i suoi vecchi mobili, no?
Io: Veramente, ci avevo fatto solo un pensierino.
Ometti: Suvvia, non sia timido, certe decisioni bisogna prenderle senza titubanze. Allora ci fa entrare?
Io: Tutti quanti?
Ometti: Beh, certo, siamo un'equipe.
Io: Ah, quand'è cosi. D'accordo, entrate.
Ometti: Oh, bene. Allora, iniziamo dalla cucina.
Io: No, la cucina è nuova, non devo cambiarla.
Ometti: Ancora una volta ci ha frainteso. Intendevo dire: iniziamo dalla gastronomia. Cosa ci ha cucinato?
Io: Uh?
Ometti: Non dica che non ha ancora preparato niente, eh? Noi siamo abituati a pranzare alle 13.00. Siam gente puntuale, noi.
Io: E chissenefrega, vorrei dire.
Ometti: Ma scusi, non ricorda lo slogan?
Io: Quale: non c'è peggior disgrazia di avere un architetto sotto il tetto?
Ometti: Ma no: Aiazzone, al sabato tutti a pranzo con gli architetti.
Io: Ebbene?
Ometti: Oggi è sabato, no?
Io: Sì, ma non vedo...
Ometti: E noi siamo architetti, no?
Io: Sedicenti, per altro
Ometti: E questa è l'ora di pranzo, no? Per cui lo vede anche lei, ci sono tutti gli elementi. Orsù, butti la pasta.
Io: Ma, scusate, l'invito a pranzo non era da parte del mobiliere, mentre gli invitati erano i clienti?
Ometti: Ehm, senta, in effetti...
Io: In effetti cosa?
Ometti: Vede, una volta era così, in verità. Ma ora, con tutti quei software cam, cad, come cav si chiam, chi ha più bisogno degli architetti? Il fatto è che c'è la crisi e siamo tutti a spasso, e cerchiamo di sbarcare il lunario in questo modo.
Io: E ben, mi spiace, ma questo non è mica l'ufficio di collocamento.
Ometti: Guardi che, se proprio non ha bisogno di un progetto d'arredamento, siamo bravissimi anche nella potatura delle siepi, o nella tinteggiatura a buccia d'arancia degli interni.
Io: Non mi serve nulla, grazie.
Ometti: Allora i tarocchi, eh? Vuole sapere qualcosa sull'amore?
Io: No, grazie.
Ometti: Allora il lavoro, la salute, i soldi? Non mi dica che non è interessato ai soldi!
Io: Più che altro, sono i soldi che pare si disinteressino di me.
Ometti: Per favore, non ci mandi via così. Almeno una frittatina di cipolle.
Io: No, è che stavo proprio uscendo.
Ometti: E dove va, al ristorante?
Io: Oh, ma allora è proprio un chiodo fisso!
Ometti: Via, ci offra almeno un caffé per il disturbo.
Io: Ma guardate che il disturbo è stato mio.
Ometti: Uh, che tirato! Abbiamo detto caffé, mica champagne.
Io: D'accordo, sentite, facciamo così: prendete questi ticket restaurant, e satollatevi.
(gli ometti osseravano l'importo dei ticket inarcando le sopracciglia)
Ometti: Sì, c'è proprio il rischio di fare indigestione. Pure lei sta messo maluccio, eh?
Io: Guardate che se vi fanno schifo me li potete anche resituire.
Ometti: No, che c'entra, a caval donato. Allora, è tutto?
Io: Anche di più.
Ometti: E va bene, ce ne andiamo.
Io: Prego.
Ometti: Le possiamo lasciare il nostro biglietto da visita, nel caso avesse bisogno di un idraulico, o un elettricista? Anche baby sitter andrebbe bene.
Io: 'giorno.

Resto ad osservare il manipolo atraverso lo spioncino della porta.
Gli ometti rimangono per un po' sul pianetottolo, indecisi. Poi si slacciano le cravatte regimental, dileguandosi in silenzio.
Però, che tristezza. Poveri architetti.
Una volta la laurea ti dava da mangiare.
Oggi, invece.




































































affrancato e spedito da Effe | 11:32 | commenti (8)


Diarismo minimo indispensabile

Poiché pare che le Previsioni del Tempo siano un programma di buona audience, ratto mi premuro d'informarvi che, in questi giorni, nella capitale sabauda (già del Regno) vige un clima ideale.
Per il lupo siberiano, intendo.
Vento freddo, pioggia insistente e cielo plumbeo.
Pare che alcuni tour operator abbiano scelto Augusta Taurinorum come location per la ristampa dei depliant fotografici delle Seychelles (me l'hanno riferita così, poi non so).
Per proteggersi dal freddo, le popolazioni indigene sono tornate ad indossare gli abiti folkloristici tipici del luogo: colbacco di pelo di yak, zimarra foderata di pelliccia di bue muschiato tarchiato (una variante locale) e moffole di astrakan da cortile.
Poiché detto vestiario, all'arrivo della supposta primavera, era già stato tumulato in appositi bauli previa acconcio trattamento conservativo, dopo la riesumazione degli stessi si spande leggero per l'aere un delicato odor di naftalina virato canfora.
E per ripararsi dalla pioggia?
Facile, direte voi (l'avete detto? No, perché ho un po' di otite, e non...), basta dotarsi di apposito ombrelletto.
Ecco.
Questo è ben vero, a meno che non apparteniate alla categoria protetta dei bikers.
Se siete, per vostra disgrazia, un biker, e il vostro fido bicilindrico, con tutte le sue brave cromature ben nascoste sotto strati sedimentati di fango e nevischio, vi attende fiducioso a un centinaio di metri da casa, vi è fatto esplicito divieto di fruire di qualunque ritrovato moderno contro la pioggia per coprire questa -apparentemente- breve distanza.
Potrebbe il biker, infatti, di pelle nera vestito (le borchie no, ché con questo clima arrugginiscono), incedere fiero e maestoso tra la piccola gente, riparandosi il testone con un ombrellino, magari istoriato a delicati fiorami?
Lo può?
No, che non lo può.
Egli ha un ruolo da rispettare, e una dignità (ancorché residuale) da difendere.
Egli è impermeabile di natura.
Voi forse direte (l'avete detto? No, perché con questo attacco di cimurro...): ma perché il biker non deambula coprendosi la capoccia con regolamentare casco omologato?
Ma potrebbe forse farlo, il biker, correndo il rischio di essere scambiato per Armstrong che zompetta sul suolo lunare?
Lo può?
No, che non lo può.
Egli è incurante di freddo e pioggia, come quella volta che sulla strada per Capo Nord... (uh, per carità, non commettete l'errore di concedergli confidenza, al biker, che quando inizia a parlare dei suoi viaggi...).
Procede ineffabile sotto il diluvio, il biker, con lo sguardo che appare truce, ma è solo che strizza gli occhi per via dell'eccesso acqueo depositatosi sull'iride.
E la morale di questa storia?, domanderete voi nei commenti (l'avete domandato? No, perché con questa fastidiosa congiuntivite...).
La morale è che il biker, per voler fare la figura del duro, finisce col farne una da fesso (non, con questo, che ne voglia parlar male).
A proposito: nessuno, di grazia, avrebbe un'aspirina?


























affrancato e spedito da Effe | 10:24 | commenti (5)


15 anni di blog. Voglio dire, di Blob

"La televisione - replica Ghezzi - non è (mai stata) televisione. Blob, ancor di più, non è Blob. Dilaga, è dilagato, è visibile... non è nulla di puro, anzi, nulla di originale perché rilancia al massimo il non essere che è già della televisione. E' un gigantesco vuoto sempre pieno". (da La Stampa del 15/4/04).
Ormai non ci possono essere più dubbi, sul fatto che anche Ghezzi legga Personalità Confusa.



affrancato e spedito da Effe | 09:43 | commenti (12)


giovedì, aprile 15, 2004
Spett. Commissariato di Polizia, città di Genova, "Tenta di uccidere la moglie dandole fuoco".
Arrestato, si giustifica: «credevo d'aver preso una cotta».

affrancato e spedito da Effe | 16:32 | commenti (22)


Cogli la palla al lazo!

Ore 13.00 su Blogorodeo, primo blogrodeo online, aperto a tutti.
Partecipa anche tu.
Pròvatici.
Provàtevicisi.
Prov... oh, insomma.






affrancato e spedito da Effe | 12:51 | commenti (12)


scrivici per prenotare, acquistare o avere maggiori informazioni su Il 
Bar sotto il Faggio

Non so voi, ma io il Faggio l'ho trapiantato in giardino.
Son soddisfazioni.
Per ringraziare la solerzia degli autori, voglio produrmi in un doppio carpiato con avvitamento destrorso coassiale con risucchio (?): LA RECENSIONE.
Ora, per evitare accuse di favoritismo e di nepostismo (che neppure siam parenti, con Polenta e Cammelli), tenterò di mantenermi, nel mio elaborato, quanto più asettico e tecnico possibile.
Adunque.

L'opera si presenta come un manufatto a forma di parallelepipedo, nelle dimensioni aureee di cm 19,5 x 12,5 x 1,2.
La copertina, adeguatamente cartonata, appare di un trendyssimo color violetto (o lilla?).
La carta delle pagine è di ottima qualità, adatta a coadiuvare il polpastrello nella delicata operazione del volta-pagina.
Ma ciò che più colpisce è l'esatta disposizione delle lettere: tutte allineate, le une di fianco alle altre, appena intervallate da congrui spazi bianchi disposti con perizia estetica da virtuosi dell'ikebana.
L'oggetto può essere riposto sia orizzontalmente, sia verticalmente (in questo caso, però, necessita di apposito sostegno).
Considerato già un autentico must per la prossima estate, si rivelerà anche un utile oggetto d'arredamento per le case più à la page.
Il Faggio.
Su, coraggio.
Vola tosto all'arrembaggio
e procedi all'acquistaggio
(e sia questo il mio omaggio).




















affrancato e spedito da Effe | 11:22 | commenti (8)


Io e Dio (reprise)

Notte inoltrata, fredda di primavera ancor stenta. 
Allo zenith, infiniti cieli, e luminosi.
Al nadir, un omino con un bicchiere d'Armagnac e un sigaro cubano, a indagar le stelle immaginando l'Infinito.
In ultimo, a denunciar la definitiva caducità d'ogni metafisica, un residuo persistente di solida bronchite.





affrancato e spedito da Effe | 10:47 | commenti (6)


Qui Mosca

"Non è vero che il Tg2 abbia una linea editoriale a senso unico, e che coltivi per il premier in carica un culto della personalità di stampo addirittura stalinista" ha dichiarato il direttore Clemente J. Mimum, in occasione della conferenza stampa indetta per la presentazione della nuova testata giornalistica di Rai2, Izvestija.


affrancato e spedito da Effe | 10:22 | commenti (7)


La patente
(Pirandello, quasi)

Non mi dilungherò sul fatto che l'autore dei manifesti ulivisti per la campagna europea (Arrivi a fine mese?) meriti senza meno il premio per l'idea più menagrama della storia italica dal dopoguerra ad oggi.
Se n'è già parlato molto, in giro, e l'opinione mi pare condivisa.
Voglio solo aggiungere, come nota di colore, che mi è accaduto di vedere per la prima volta il manifesto jettatorio mentre mi trovavo nelle immediate adiacenze del Cimitero Monumentale della mia città.
Non nego, ho avuto un attimo di trasalimento per l'oculata scelta della location.
Poi, come un'illuminazione, mi è apparso il volto di Fassino, altrimenti noto come il Nosferatu de noantri.
Ho considerato allora che, in fin dei conti, questa cosa ha senso.
O fa senso, adesso mi confondo.









affrancato e spedito da Effe | 10:04 | commenti (9)


mercoledì, aprile 14, 2004

L'Aldo, Giovanni e Giacomo del blog (in un corpo solo)

Basta allontanarsi per pochi giorni di vacanza, e il Grande Spiritum zitto zitto butta lì il post che ho sempre sognato di scrivere (e qualunque cosa fumi quell'uomo, dev'essere senza dubbio di prima scelta).


affrancato e spedito da Effe | 14:15 | commenti (5)


BLOGRODEO 1.0
E' arrivato! Spostati!



affrancato e spedito da Effe | 12:00 | commenti (8)


In occasione del primo anno di vita di Herzog

Il Comitato Direttivo FLaPF (Federazione Lavoratori Precari e Felici)

è lieto di presentare:

THE CURE

Hard Boiled Blogosphere

un giallo con molte sparizioni e qualche puntata nato dall'immaginifica penna di Herr Effe

ed amorevolmente ricomposto dal personale dell'ufficio postale di Herzog.

Hanno detto:

Sto piangendo. Mi succede sempre così con le storie d'amore.
Grazie, è meravigliosa.
P.S. Tenga tutto raccolto in un file che, alla fine, (Squonkino docet), in
molti chiederanno il tutto e Lei sarà bello che pronto. Ne prenoto una
copia.
Spiritum (
http://www.spiritum.it/) alle 09:04 del 10 ottobre, 2003


Le maschere di celluloide ridono sempre. O per lo meno sogghignano...
Eréndira alle 12:06 del 14 novembre, 2003

Muore veramente una maschera? Che cos'è una maschera? Una volubile comparsa
nell'arena del caos?  Una disfatta imbrigliata in una foto? "un'anima vagula
blandula" che "resiste solo se non la si tormenta"? Bello. Letto tutto con
il fiato di un giorno.
traparentesi (</